Centro per lo studio e la selezione del
Molosso del Tibet originale

old tibetan mastiff

Incisione del 1885 ca. Collezione Amdo Khyi

Memorandum sullo Zang Ao e il Do Khyi per ulteriori esami da parte della FCI e del CKU

di Christofer Habig

Traduzione dall'originale a cura di Manfredi Picca.
Tutti i diritti riservati.

Lo stato attuale di entrambi, lo Zang Ao (la razza di tipo Mastino) e il Do Khyi (la razza da lavoro), richiede una valutazione congiunta ed approfondita da parte della Fédération Cynologique Internationale (FCI) e del China Kennel Union (CKU). Sotto la guida del CKU, occorre stabilire un gruppo di lavoro internazionale di specialisti di razza FCI e CKU.

  • analizzare la situazione di entrambe le razze nella Repubblica Popolare Cinese, così come a livello globale,
  • per proporre due progetti dettagliati per differenziare gli standard di entrambe le razze
  • per individuare criteri praticabili per i giudici, allevatori e club di razza in tutto il mondo per separare i riproduttori in un periodo intermedio.

Qualora si renda opportuno, specialisti di razza del Kennel Club inglese nonché dell'American Kennel Club dovrebbero essere invitati per riferire sulla situazione nei rispettivi paesi. Il gruppo di lavoro della FCI su Zang Ao e Do Khyi dovrebbe presentare la sua relazione e le sue raccomandazioni alla Commissione standard della FCI che dovrebbe poi valutare il rapporto per una consultazione approfondita con i club di razza interni alla FCI – che sarà poi seguita da una decisione finale del Comitato Generale della FCI.

Lo Zang Ao

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Splendido dipinto di un Mastino Tibetano del famoso pittore cinese Teng Mo. Collezione Amdo Khyi

Quello che il Xiong Mao (il Panda) è diventato per la fauna selvatica mondiale, lo Zang Ao diventerà per il mondo dei cani - il più importante tesoro nazionale della Repubblica Popolare Cinese.

Lo Zang Ao è l'unico, grande, forte e più impressionante mastino a pelo lungo. Sviluppato
da diverse fonti (poche legate al Do Khyi, più numerose quelle legata ad altre razze molossidi), gli allevatori cinesi dello Zang Ao che hanno preso la loro passione seriamente, hanno avuto un enorme successo negli ultimi 30 anni nel razionalizzare la composizione genetica e rafforzare il fenotipo del loro cane da guardia nazionale. Oggi lo Zang Ao deve essere identificato come un vero membro della famiglia globale della razze di tipo mastino, mostrando le loro caratteristiche principali di tipo, dimensione, ossa ed equilibrio. Lo Zang Ao è l'unico mastino a pelo lungo del mondo. E' il momento che la Cina, sotto la guida del CKU, proponga uno standard di razza per lo Zang Ao, per essere considerato il riconoscimento da parte FCI nel rispetto dei processi e delle procedure.

Il Do Khyi

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Fotografia di un esemplare tibetano nei primi anni del '900. Non si tratta di un Mastino Tibetano di tipo pesante. Collezione Amdo Khyi

Il Do Khyi ha avuto il suo primo standard di razza FCI nel 1967, avviato dal dottor Hubert Wirtz, tedesco, giudice FCI per tutte le razze (ndr: all round). L'attuale standard di razza FCI, pubblicato nel 2004, descrive il Do Khyi come una "antica razza da lavoro dei pastori nomadi dell'Himalaya, guardiano tradizionale dei monasteri tibetani".

L'attuale standard di razza della FCI per il Do Khyi segue rigorosamente il modello delle prime importazioni arrivate in Inghilterra e poi nel continente. Tra gli esemplari più prototipici c'erano cani come Bout (donato alla Regina Victoria nel 1847), Siring (mostrato all'Alexandra Palace nel 1875), Bhotean (esposto al Crystall Palace 1906) e Tonya nata nel 1933.

Gli esemplari di pura razza Do Khyi di oggi hanno conservato questi antichi modelli fino a giorni nostri. Attraverso i secoli il Do Khyi ha svolto un ruolo rispettato e ben documentato nella cultura della sua regione d'origine.

Su particolare richiesta della Commissione standard FCI, lo standard di razza del Do Khyi del 2004 (sviluppato da un gruppo di lavoro multi-nazionale presieduto dall'autore) elenca nella sua sezione "difetti" tutte le caratteristiche introdotte da un incontrollato mix con altre razze al di fuori della FCI, che negli ultimi anni ha causato danni considerevoli per il profilo genetico, il tipo autentico, la salute, la forma fisica, il mantello, il colore, le dimensioni e il temperamento della razza all'interno della FCI.

Lo stato autoctono della razza Do Khyi è in pericolo. Dovrebbe quindi essere conservato per il futuro, in quanto ha seguaci devoti e di vecchia data in tutto il mondo.
Christofer Habig - 28 giugno 2011

Commento al Memorandum

di Manfredi Picca

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Incisione del 1881. Collezione Amdo Khyi

Il presente memorandum diffuso a margine dei festeggiamenti per il centenario della Federazione Cinologica Internazionale nel giugno del 2011 costituisce una pietra di confine importante posta nella storia millenaria del Molosso del Tibet.

Per quanto di iniziativa personale infatti, e quindi non ufficiale, l'autore all'epoca dello scritto era ancora vice presidente della FCI, presidente del comitato dei giudici internazionali FCI, lui stesso giudice all round nelle più importanti esposizioni canine del mondo, assai stimato nell'ambiente globale della cinofila e non solo, anche dal sottoscritto.

Ma soprattutto Habig è da sempre un grandissimo appassionato del Do Khyi ricoprendo nel tempo anche le cariche di presidente del Club Tedesco delle razze tibetane (il più antico al mondo, fondato nel 1969) e del Club Inglese del Tibetan Mastiff, nonché presidente, come lui stesso ricorda nel memorandum, del comitato internazionale che ha redatto l'attuale standard FCI di razza nel 2004.

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Incisione del 1852 di J. Miller su disegno di J. Stwart. Il Masino Tibetano raffigurato era esposto nello zoo di Londra. Collezione Amdo Khyi

La sua voce quindi, che si è alzata in modo così netto e definitivo nella controversia questione della selezione cinese ed occidentale della razza, merita attenzione, comprensione, ma anche qualche spiegazione e commento. Habig ha sollevato un problema importante e contingente relativo all'attuale purezza del Molosso del Tibet oggi messa concretamente a rischio dall'allevamento cinese (leggi) oggettivamente fuori da ogni controllo e dalla sua progressiva diffusione in Occidente. La sua drastica ricetta tuttavia non è facilmente condivisibile. Fondamentalmente perché i termini “Tibetan Mastiff” (come venne chiamata la razza in Inghilterra a partire dall'Ottocento), “Zang Ao” (Zang = Tibet, Ao = Mastino in lingua cinese), e “Do Khyi” (il Mastino Tibetano come viene chiamato in Tibet) significano la stessa cosa. E di fatto lo sono. Non si può cercare di distinguere il Mastino Tibetano cinese a partire da un gioco di parole, traduzioni e suoni fingendo di ignorare che il significato letterale del nome della razza in lingua mandarina è lo stesso identico dato alla razza dai primi occidentali dell'Ottocento. E quindi non si può negare l'ovvietà che di fatto si tratta effettivamente della stessa razza, o quanto meno dello stesso vasto gruppo di cani che condivide la medesima funzione nello stesso, per quanto ampio e variegato, areale geografico (vedi Il Mastino Tibetano tra tipi e partiti).

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Incisione del 1870 di J. W. Lewry su disegno di C. Landseer. Collezione Amdo Khyi

D'altronde la Cina non hai mai espressamente chiesto il riconoscimento di nuova razza come Habig invece si auspica, poiché non intende lo Zang Ao un qualcosa di diverso rispetto a quello che il termine significa. Quindi l'inquinamento che ha riguardato alcuni (molti, sicuramente troppi) cani di allevamento cinese non è stato fatto alla luce del sole e in quanto tale non deve essere utilizzato né per riconoscere una nuova razza non richiesta da nessuno, né soprattutto per inquinare il vero Mastino del Tibet in ambiente FCI come in Cina (e quindi nel Tibet stesso, dove l'inquinamento sarebbe ancora più drammatico che altrove). Semplicemente questi cani incrociati, per quanto talvolta anche molto belli, vanno considerati per quello che sono: meticci. E quindi non dovrebbero essere ammessi in alcun pedigree, non solo in Occidente ma neppure in Cina.

Per altro la questione del meticciamento con altre razze di cui parla Habig, divenuta così eclatante con l'avvento della selezione cinese, è un problema per il Mastino del Tibet da ben prima che anche solo circolasse il termine Zang Ao in occidente. E' infatti dagli anni '70/'80 che si sospetta fortemente un inquinamento su alcuni dei primi cani della fondazione (in particolare americani) con altre razze, per quanto di prove concrete non ve ne sono non essendo stati eseguiti test del DNA sui cani dell'epoca.

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Incisione del 1830 di W. Harvey che raffigura due esemplari importati N. Wallich ed esposti nello zoo di Londra. Collezione Amdo Khyi

Ma se c'è sempre stata prima in Occidente e oggi in Oriente la tentazione individuale di mescolare questa razza con altri molossoidi, occorre prima di tutto chiedersi il perché. Ed il principale motivo è da ricercare nella mancanza di tipo e sostanza dei primi esemplari della fondazione arrivati in Europa ed USA, che d'altronde non erano veri Do Khyi (o Tibetan Mastiff) ma una loro diretta derivazione nepalese localmente chiamata Bothia. Questa mancanza di tipo era oggettiva ovvero non dovuta a personali convincimenti o visioni megalomani della razza di alcuni individui, ma piuttosto alla comparazione tra i primi cani giunti in occidente tra la fine degli anni '60 e tutto il decennio successivo e i resoconti, le descrizioni, le immagini dei cani incontrati e descritti da inglesi ed europei a partire dalla fine dell'Settecento. Ed è per questa mancanza di tipo, dovuta semplicemente ad importazioni sbagliate, che si è appunto cercato di sopperire talvolta in modo indegno come attraverso i meticciamenti (eventualmente giustificandoli a se stessi con la folle idea che il Mastino Tibetano, in quanto progenitore di tutti i molossidi, possa re incrociarsi con loro per ritrovare la sua originaria forma qualora questa manchi). Perché in effetti quando Habig porta ad esempio cani come Bout, Siring, Bhotean e Tonya, dimentica di aggiungere che nessuno di loro sopravvive nell'albero genealogico di alcun cane occidentale.

engraving tibetan mastiff

Incisione del 1897 ca. che raffigura Aylva, Mastino Tibetano appartenente a M. J. Pontechnik e pubblicata inizialmente sul giornale Chasse et Péche. Collezione Amdo Khyi

Modificare lo standard FCI come è stato fatto nel 2004 proprio dal comitato presieduto da Habig, cambiando il nome ufficiale della razza (da Tibetan Mastiff a Do Khyi) e considerando difetti quelle che lui definisce nel memorandum “caratteristiche introdotte da un incontrollato mix con altre razze al di fuori della FCI”, e che in realtà sono i tratti marcatamente molossidi tipici appunto dei molossi (e quindi anche del “padre dei molossi”), ed in particolare

• Testa pesantemente rugosa
• Labbra pendule
• Giogaia pronunciata

Non è una soluzione accettabile dal mio punto di vista. Per cominciare non lo è perché questa introduzione è palesemente in contrasto con quanto scritto e descritto sempre dai primi occidentali portati da Habig come riferimento del modello FCI. Scrive W.C. Martin nel lontano 1845:

Il Thibet Mastiff supera il Mastiff Inglese in dimensioni e ha un'espressione ancora più pesante del muso, dalla pelle delle sopracciglia si formano rughe profonde che scendono verso il lato della faccia, e ha grosse labbra pendule profondamente cascanti.

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Descrizione del Mastino Tibetano del 1897 con incisione fatta su disegno del pittore svizzero J. Petersen. Collezione Amdo Khyi

Il tentativo FCI del 2004 era evidentemente quello di cercare di spostare il modello del Mastino del Tibet il più lontano possibile dall'idea comune del mastino inteso come morfo tipo canino, a partire dal cambio di nome utilizzando la versione in lingua originale che non ha alcun riferimento al “mastiff” (Do Khyi > cane da legare) e continuando con le caratteristiche morfologiche descritte. Ma non si può da una pare portare ad esempio gli inglesi dell'Ottocento e i loro primi cani come modello di tipo e purezza del Do Khyi, e poi fingere di ignorare che furono proprio loro, sulla base di quegli stessi cani, ad introdurre la terminologia Tibetan Mastiff quale nome ufficiale della razza, avendo per altro in patria, come riferimento e termine di paragone, uno dei mastini per eccellenza della cinofilia mondiale, il Mastiff appunto. Dobbiamo invece prendere atto che, evidentemente, i primi esemplari visti e descritti dagli inglesi erano dei veri e proprio mastini (Mastiff) spesso a pelo lungo e quindi lo stesso tipo di cane descritto da Habig come Zang Ao (Tibetan Mastiff) ed in quanto tale ritenuto genericamente impuro, non originale.

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Incisione del 1890 ca. che raffigura il Mastino Tibetano Siring, preso a Lahore dal principe di Galles futuro Edoardo VII d'Inghilterra. Collezione Amdo Khyi

In questo senso il ragionamento di Habig non funziona, ed anzi rischia paradossalmente di aggravare ancora di più la situazione. Infatti i “molti seguaci devoti di vecchia data del Do Khyi” di cui parla nel memorandum, non si sono in realtà mai sentiti rappresentati dalla razza diffusa in occidente e, per quanto nel tempo abbiano potuto raggiungere una specie di rassegnazione personale, nel loro intimo hanno sempre sperato e cercato quelle teste molossoidi, quelle criniere leonine, quelle ossature poderose e quelle taglie importanti che sono troppo a lungo mancate nella realtà dei cani europei ed americani, fino a spingersi in molti casi ad ambigue importazioni ed ancora più ambigui accoppiamenti in anni ancora insospettabili. Oggi questi seguaci devoti di vecchia data li vediamo salire sulle barricate per difendere quel Do Khyi FCI che invece, in molti casi, hanno disprezzato per lunghi anni fino a inventarsi altri nomi come “Tsang Khyi” per distinguere il tipo ideale di cane, che altro non era se non quello più grande e molossoide. Tsang che in cinese di scrive Zang ma si pronuncia uguale. Tsang Khyi, Zang Ao: sono il Tibetan Mastiff, non si scappa.

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Incisione del 1882 ca. realizzata probabilmente su disegno del pittore svizzero J. Petersen e pubblicata inizialmente in Germania e successivamente in Italia. Collezione Amdo Khyi

Ma prescindendo dalle singole parole, il messaggio che Habig ha voluto lanciare con il suo memorandum è invece molto importante e va ribadito. Il Mastino Tibetano (o Do Khyi, o Zang Ao) sta attraversando un periodo di grandi stravolgimenti e di grande pericolo. Ed è proprio questo pericolo per altro, che ha generato perfino in Cina progetti formali per la conservazione della razza in purezza (leggi), oltre che iniziative individuali come Amdo Khyi che non utilizza il sangue occidentale ma cerca comunque ormai da anni i suoi riproduttori nel Tibet.

Ma certamente non basta costruire isole mentre il continente affonda. Sono personalmente del parere che prima di preoccuparsi del rischio di inquinamento di un cane occidentale francamente poco interessante a livello genetico, bisognerebbe cercare di preservare il sangue autentico e migliore ancora presente nel Tibet e quindi in Cina: è proprio in quel paese che andrebbero compiute le prime azioni rieducando gli allevatori al rispetto per la razza e negando i certificati genealogici ai cani impuri, riconosciuti tali attraverso test del DNA obbligatori.