Centro per lo studio e la selezione del
Molosso del Tibet originale

tibetan mastiff aborigenal female

Femmina aborigena di perfetta costruzione importata dal Tibet dal centro Amdo Khyi

Il Mastino Tibetano tra tipi e partiti

parte II

di Manfredi Picca

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Tipo Cinese e Tipo Orientale ha successivamente lasciato il posto alla definitiva suddivisione tra tipi aborigeni o tipi nativi o tipi originali o tipi locali, in contrapposizione verso tutto il resto, a partire da ogni cane da allevamento che sia Cinese, Europeo, Americano o perfino Tibetano. In particolare l'allevamento sarebbe colpevole di non rispettare le differenze tra le diverse varianti geografiche del mastino, ma piuttosto di mescolarle alla ricerca di un cane completo e in quanto tale artificiale. Questo non è concettualmente sbagliato, perché non vi è alcun dubbio che la più autentica rappresentazione di una razza canina così antica, variegata e radicata nel suo territorio, sia proprio quella che è possibile osservare nel territorio stesso in tutta la sua discontinuità. In un allevamento invece, la razza viene necessariamente sintetizzata sulla base di quei caratteri morfologici che, secondo l'allevatore, la rappresentano di più, ma nel farlo ne vengono tralasciati molti altri. Questa è sicuramente una limitazione, in particolare nel caso del Mastino Tibetano, dove la variabilità genetica e geografica è altissima da sempre e quindi esistono tanti modelli di cane diversi.

tibetan mastiff native puppy

Cucciolo di Mastino Tibetano in Tibet. Foto M. Picca

In ogni caso in tutte le realtà rurali, ed il Tibet non fa eccezione, le razze aborigene utilizzate per il lavoro sono state selezionate per la funzionalità, non per il tipo e neppure per la purezza. Soprattutto nelle società nomadiche, che in quanto tali si muovono sul territorio, il flusso genico dei cani è molto alto e quindi il tipo è spesso inquinato dall'immissione di altre tipologie locali, sostanzialmente ibridato. In un allevamento avviene la stessa cosa, con la differenza che i riproduttori vengono scelti (si presume sulla base della tipicità) mentre sul territorio questi accoppiamenti sono spesso causali e non sempre avvengono in purezza. La differenza è più concettuale che sostanziale, ovvero la pressione selettiva esercitata sui cani del Tibet fuori dal Tibet si traduce inevitabilmente nella creazione di un cane artificiale, ma questo avverrebbe allo stesso modo se si selezionassero le differenti tipologie locali senza mescolarle. Perché nel momento stesso nel quale venissero scelti i primi riproduttori, si eserciterebbe una pressione selettiva aliena, estranea al percorso evolutivo fatto di ibridazioni casuali, di flussi genici costanti, di spostamenti del gruppo nomade, di eventi accidentali etc. che ha portato i cani in questione ad essere tali in quel preciso posto, in quel preciso momento.

Ma comunque, per quanto disordinate e in qualche caso confuse, tutte queste separazioni ideali, dalle più complesse a quelle più ingenue, lasciano emergere una concreta esigenza: dare dei nomi per motivare differenze troppo profonde e radicate per essere unicamente attribuite alla qualità del singolo cane. La sintetica per quanto sublime spiegazione del reverendo Bush, “Ci sono, naturalmente, tutti i gradi del Mastiff, come necessariamente deve essere in un paese come il Tibet”, è troppo poco oggi quando ci si incontra e spesso ci si scontra nei ring di esposizione o nella scelta dell'esemplare o perfino quando si viaggia lungo il Tibet e si fa fatica a riconoscere una continuità di razza tra un soggetto e l'altro finanche nelle stesse zone di competenza di una tipologia locale.

Tuttavia l'unica reale e sensata divisione tra le differenti tipologie che pure esistono in questa razza leggendaria, è quella effettivamente osservabile nel Tibet, per quanto ambigua sia. In tutto l'immenso territorio tibetano sopravvivono cani più grandi, pesanti e tarchiati che normalmente erano tenuti nei monasteri e nelle case dei ricchi feudatari, allevati in purezza ed alimentati in modo migliore, e poi i cani dei nomadi, tendenzialmente più leggeri nel tipo. Entrambi questi due “tipi” potevano avere il pelo lungo ed il pelo corto, anche se in alcune zone era più raro l'uno o l'altro. Partendo da questo presupposto, si possono classificare almeno quattro macro aree di popolazioni di mastini nel Tibet, ed ulteriori sub derivazioni sparse tra Mongolia, Nepal, Buthan, India e Ladakh. La distanza genetica tra queste popolazioni è spesso davvero aleatoria e comunque sottolineiamo come i tibetani non l'abbiano mai tenuta in considerazione: tutti questi tipi erano indistintamente Do Khyi, cani da legare, Mastini Tibetani.

Il Mastino delle Valli dello Tsang o Tipo Shannan

tibetan mastiff shannan

Mastino Tibetano di tipo Shannan

La prima area riguarda la già citata zona dell'U-Tsang che comprende la valle della capitale Lhasa ma soprattutto la limitrofa prefettura di Shannan (anche chiamata Lhoka) che si estende fino al confine himalayano con il Buthan ed il cui distretto Comai è considerato una delle roccaforti del Mastino Tibetano di tipo pesante, insieme ai distretti di Lhünzê, Gyaca e Cona.

Secondo la tradizione tibetana, lo Shannan è considerato il luogo di origine della civiltà umana che avrebbe avuto vita dall'unione tra una scimmia sacra ed una donna. Di fatto reperti archeologici (in particolare gli scavi condotti a nord del villaggio Bangar, nei pressi della città di Xiashui, nel distretto di Qoingyi) dimostrano come questa valle fosse già abitata oltre 4 milioni di anni fa, all'età della pietra, da tribù preistoriche. Molto più tardi, nel secondo secolo a.C. lo Shannan ha visto nascere il primo regno tibetano e quindi l'intera civiltà e cultura del Paese delle Nevi. Sempre in questa area sacra si erige il monastero di Samye, il primo mai edificato nel Tibet. Per tutti questi motivi lo Shannan è tenuto in grande considerazione dal religioso popolo tibetano.

Ma la regione dello Shannan, situata nel bacino idrografico del fiume Yarlung, è soprattutto un'ampia e fertile valle tra i monti Kangdese e l'Himalaya, caratterizzata da altezze ed ambienti climatici molto diversi tra loro, passando da fitte foreste alpine a pascoli di alta quota. Il clima è relativamente mite rispetto all'altitudine grazie ai venti che arrivano dall'Oceano Indiano, sicuramente più mite se confrontato con le regioni a nord del Tibet, con una temperatura media annua di +8°C. Un ambiente quindi anche più vivibile e sfruttabile per le coltivazioni rispetto alle zone dell'altopiano, al punto da essere definito comunemente “il granaio del Tibet”.

shannan tibetan mastiff

Mastino Tibetano di tipo Shannan

Come abbiamo già precedentemente spiegato, in questa regione più che nelle altre si sono allevati cani in purezza per il prestigio personale di possederli e non solo per l'utilità. Gli stessi cani a guardia del Potala e del Norbulingka, residenze formali del Dalai Lama, provenivano quasi sempre da questa zona Inoltre trattandosi della zona più benestante del Tibet, i cani potevano godere di una alimentazione più ricca di nutrienti essenziali per una crescita corretta e completa. Il Mastino delle valli più rappresentativo dell'area è caratterizzato da una struttura massiccia, più lungo che alto, con testa brachicefala, labbra pendenti, orecchie grandi e piatte, tendenzialmente a V, pelo quasi sempre corto ma dotato di un ricco sotto pelo. I colori più tipici sono il nero e il nero focato (esistono anche il giallo ed il rosso). Già nel 1937 Eric Bailey ci informa di come il nero sia il colore più apprezzato:

Comunemente i Mastini Tibetani sono di colore nero con focature. Uno degli alti funzionari di Sua Santita il Tashi Lama, ne ha avuti alcuni interamente neri dei quali andava molto fiero.

Il Mastino del Byang Thang o tipo Nagqu.

nagqu tibetan mastiff

Mastino Tibetano di tipo Nagqu

La seconda area riguarda l'immensa zona del Byang Thang, in cinse chiamato Qiangtang, che occupa la parte settentrionale della regione storica dell'U-Ttsang, parte meridionale della regione storica dell'Amdo e della regione autonoma dello Xinjiang.

Il Byang Thang è un enorme bacino alpino delimitato a sud dalle montagne Nyainqentanglha, a nord dai monti Kulun, a est dalle montagne Tanggula mentre ad ovest confina con il Ladakh. Il paesaggio è quello tipico dell'altopiano tibetano del Qinghai, di cui d'altronde fa geologicamente parte: ad una altezza media di 5000 metri sul livello del mare sono adagiate vaste pianure d'alta quota delimitate da continue catene di colline. Il paesaggio è interrotto da un gran numero di laghi salati che rappresentato i resti del grande corpo idrico del bacino. Nel periodo invernale la temperatura scende anche al di sotto dei 35° gradi mentre la media del mese più caldo non supera i 10 gradi. Gran parte del Qiangtang è una riserva naturale, la seconda più grande al mondo, un ambiente incontaminato dove sopravvivono alcuni degli animali più rari e rappresentativi del Tibet come il Kiang, il Leopardo delle nevi, l'Argali, l'Orso tibetano, il Lupo chanco, il Bharal e l'Antilope tibetana. La zona del nord è completamente disabitata perché inadatta alla sopravvivenza, mentre nella parte più meridionale vivono i nomadi Changpa dediti all'allevamento dello Yak e alla raccolta del sale dai laghi prosciugati, coadiuvati dai loro mastini.

La roccaforte dei Do Khyi del Byang Thang è la prefettura di Nagqu. Il cane più rappresentativo di questa zona tende ad unire la struttura brachimorfa, la testa pesante e la grande taglia del tipo tigre con il lungo mantello e la folta criniera del tipo leone. Le orecchie sono tendenzialmente a V come nel tipo Shannan mentre la struttura del corpo è più compatta, la linea dorsale è più corta ed il cane sembra iscritto in un quadrato. I colori più rappresentativi sono il nero focato con focature molto accese ed il rosso.

Il Mastino dell'altopiano: tipo Qinghai o tipo Yushu.

tibetan mastiff qinghai

Mastino Tibetano fotografato nel Kekexili

La terza area riguarda l'immensa zona dell'Altopiano che include una ex regione del Tibet storico, l'Amdo, dal quale deriva il nome del nostro centro di conservazione e tutela del Molosso del Tibet, ma che si estende anche fuori ai confini del Qinghai/Amdo stesso fino alla prefettura di Nagchu nell'U-Tsang ed in parte del Kham.

In questo immenso altopiano si suddividono 4 principali zone di origine del Do Khyi, a loro volta divise in 3 sotto tipologie principali: Yushu, Guoluo, Haibei . La zona dello Yushu è oggi la più famosa, al punto che il nome di questa prefettura identifica un vero e proprio modello di cane ideale. Proprio in quest'area infatti, dopo il boom del mercato della razza in Cina, sono stati effettuati frequenti accoppiamenti molto stretti tra consanguinei per fissare un tipo definito e molto marcato, con tratti estremamente molossidi e pelo molto lungo.

La temperatura media annua della prefettura autonoma tibetana di Yushu è di – 8°C, la minima è arrivata anche a - 42°C e la più alta mai registrata ad appena 28°C. La pressione atmosferica sul livello del mare è di 1/3 ~ 1/2. Non esistono alberi e piante a fusto nello Yushu, non ci sono coltivazioni di alcun tipo, come del resto in buona parte dell'immenso ed assai poco popolato altopiano, e l'unica effettiva economica è data dall'allevamento dello Yak e dalla raccolta dei preziosi Yartsa Gunbu, larve di farfalla colonizzate da un fungo durante la primavera, molto ambite nella medicina tradizionale cinese, vendute fino a 20 dollari ciascuna appena raccolte. In questa zona si trova anche la famosa area del Kekexili, luogo sacro e spirituale classificato come la zona meno abitata di tutta la Cina a e la terza meno abitata al mondo, ma anche come una delle aree con l’ecosistema originale meglio conservato nel nostro pianeta.

In questo altopiano mistico ed ostile, isolato e selvaggio, bellissimo e spaventoso al tempo stesso, la purezza originale del Mastino Tibetano è si è conservata interamente e in perfette condizioni nei secoli.

shi wang tibetan mastiff

Shi Wang famoso esemplare importato dal Qinghai nel 1985 e capostipite dei Mastini Tibetani cinesi di colore giallo e rosso

Nei distretti di Yushu, Guoluo e Haibei fino alla zona del Qilian Shan, il cane più rappresentativo è il modello perfetto del tipo leone con pelo lungo, criniera definita, muso conico, labbra serrata. L'abbondanza del pelo di questi cani, che spesso presentano anche le zampe frangiate, lo ha reso appunto uno dei tipi preferiti nella fondazione dell'allevamento cinese che contestualmente ha cercato di aumentare le caratteristiche strutturali, della testa e dell'ossatura. Probabilmente questo scopo è stato raggiunto anche attraverso alla commistione con il bellissimo tipo tigre autoctono, pesante e molosside, più alto sugli arti rispetto al tipo tigre Shannan e al tipo Nabqu, ma estremamente abbondante di pelle. I colori principali dei cani di queste zone sono il nero focato, il rosso ed il giallo. Si tratta inoltre di una delle poche zone del Tibet dove è presente anche il gene della diluizione che produce il mantello apparentemente bianco.

 

Il Mastino di tipo Hequ o di tipo Gannan.

tibetan mastiff hequ female

Femmina Hequ aborigena importata del centro Amdo Khyi

La quarta tipologia è detta Hequ e il suo epicentro è considerato il distretto di Maqu nella prefettura di Gannan (nella provincia del Gansu), insieme alla contea di Jiuzhi (alla periferia della provincia del Qinghai), alle contee di Ruoergai e Lithang (nella provincia del Sichuan), fino alla prefettura di Garzê, all'estrema periferia orientale dei territori tibetani, ed alla prefettura di Ngawa, al confine orientale tra Amdo e Kham, oggi parte del Sichuan, dove da secoli l'etnia tibetana convive con l'etnia Qiang.

Il distretto di Maqu si trova sui confini orientali dell’altopiano Qinghai, sulle prime nove curve del fiume Giallo e per questo è anche chiamato “torre dell’acqua dell’altopiano”. Il fiume Giallo rappresenta un’importante fonte d’acqua per questo areale e rifornisce e alimenta tutto l’ecosistema. In particolare nel Maqu forma un tornate di 180° che ha dato vita ad una prateria dal paesaggio semplicemente meraviglioso. La ricca vegetazione che copre questa terra e l’ecosistema ancora vergine, hanno permesso in passato alle pianure del Maqu di guadagnasi il titolo di “migliori praterie dell’Asia”. In questo luogo magico pascolano immensi greggi di pecore accompagnati da grandi cani custodi; il Mastino originario dell’ecosistema di queste pianure è da alcuni esperti orientali ritenuto quello di qualità più eccelsa. E non è un caso quindi che, insieme alla tipo Yushu, il tipo Hequ sia stato ampiamente utilizzato all'inizio della selezione cinese in purezza. Ancora oggi è facile riconoscere in alcuni esemplari nativi il morfotipo di prestigiose linee di sangue cinesi della fondazione alle quali ha fatto inizialmente riferimento anche il centro Amdo Khyi.

hequ tibetan mastiff female

Giovane femmina Hequ di proprietà del centro Amdo Khyi

In questo areale molto esteso e variegato, il Mastino Tibetano si esprime in forme molto diverse, più che nelle altre aree del Tibet, ed è infatti abbastanza limitativo classificarle tutte come tipo Hequ. Sono come sempre presenti sia il modello tigre che il modello leone. Il tipo tigre è più pregiato, soprattutto nell'area del Hong Yuan, nella prefettura di Ngawa, dove si trovano esemplari estremamente potenti di costruzione, alti e molossidi con labbra pendenti e rughe abbondanti.

Questa è anche la zona dove è presente la più alta variabilità di colori, alcuni pressoché assenti nelle altre aree del Tibet, con soggetti dal manto grigio lupo, tigrato, zibellino, sabbiato etc. a testimonianza dell'alto flusso genico che c'è sempre stato in queste valli di transito da e per la Cina continentale. Questo flusso è stato anche dimostrato da uno studio del 2010 della Gansu Agricultural University, che ha messo a confronto le popolazioni locali di Do Khyi del Qinghai e dell'area Hequ, verificando una maggiore variabilità genetica del tipo Hequ rispetto al tipo dell'altopiano.

I "cani leopardo" dello Yunnan

yunnan tibetan mastiff

Mastino Tibetano nello Yunnan

Una quinta marco area riguarderebbe la regione dello Yunnan, ed in particolare lo spettacolare distretto di Shangri-La situato a nord-ovest della provincia dello Yunnan, sul confine sud orientale dell’altopiano tibetano. Questa valle è delimitata dalle catene montuose che percorrono la parte meridionale fino all’estremo nord e al suo interno convergono tre fiumi che si alimentano con la neve sciolta dei monti e che, insieme ai canyon, alle pianure, ai laghi d’alta montagna e alle foreste vergini, creano un paesaggio organico e spettacolare che rende Shangri-La uno dei luoghi prediletti dal turismo cinese e non solo. I vasti pascoli delle pianure di alta montagna, i lussureggianti boschi, come pure i laghi sparsi ovunque, sono l’essenza mistica di questo ambiente, la sintesi della sua mite bellezza. Il nome deriva dal celebre romanzo del 1933 Lost Horizon, Orizzonte Perduto, di James Hilton, ambientato un una lamasteria tibetana nel luogo immaginario Shangri-La (a sua volta ispirato dal mito tibetano di Shambhala), in una zona del tutto simile all'ex contea di Zhongdian, per questo ribattezzata formalmente dal governo cinese nel 2001.

Lo scenario più suggestivo di questa area viene offerto in autunno dalla Langdu, una pianta velenosa che cresce ovunque nella sconfinata prateria e che sembra declamare l’energia di questo bellissimo luogo con il colore rosso fiammante dei suoi fiori.

Se pure è oggettiva la presenza di Mastini del Tibet in tale estrema zona meridionale dei confini degli stessi territori tibetani, non è altrettanto facile delineare un preciso modello di cane autoctono e neppure quando esattamente si sia stanziato in quest'area. In effetti all’interno di alcune tombe di epoca Han riemerse nel sito archeologico montano di Jinning Shizhai, sono stati ritrovati tamburi di bronzo e vasi per riporre conchiglie (al quel tempo utilizzate al pari delle successive monete), sui quali sono disegnati i tratti di enormi cani che arrivano con la testa fino all’altezza della spalla di un uomo, orecchie piccole, bocche e code molto grandi. Comunemente identificati nel Mastino Tibetano, hanno tuttavia come elemento inusuale un mantello spotted (maculato) e per questa ragione gli archeologi li chiamarono “cani leopardo” . Di fatto i cani attualmente residenti nello Yunnan sono mediamente più piccoli e leggeri dei mastini delle altre zone del Tibet, molto simili ai vicini cani nepalesi, e svolgono il compito del cane da pastore custode degli armenti, che nello Yunnan sono più pecore che yak.

Fuori dai confini del Tibet storico, ma in aree comunque di influenza tibetana, il mastino si è diversificato ulteriormente producendo delle sub varietà molto marcate.

Il cane mongolo: il Bankhar

Bankhar

Bankhar

Negli scambi religiosi e commerciali, il Mastino Tibetano si è diffuso anche nell'immenso areale mongolo, dal deserto del Gobi alle sconfinate steppe e praterie della mongola interna, coadiuvando i pastori nomadi.

Nonostante siano presenti alcuni esemplari molto vicini al Mastino Tibetano del Tibet il Bankhar (o Banhar. più anticamente Baavgay o Bavgar ossia “come un orso”) ha sviluppato una testa più lupoide rispetto al Do Khyi, con cranio più stretto e una lunghezza della canna nasale dallo stop al tartufo uguale a quella dallo stop alla gobba occipitale. La mole è generalmente inferiore rispetto al Mastino, la struttura più leggera, gli arti sono più lunghi, il centro di gravità è leggermente spostato dietro la cintura scapolo omerale. I colori sono principalmente il nero focato ed il nero.

Tradizionalmente i cani mongoli sono sepolti in modo simile alla nobile cavallo, su una collina dove nessuno possa calpestarne i resti, con la coda tagliata e posta sotto la testa ed un pezzo di grasso animale in bocca, nell'auspicio che possa rinascere uomo, la forma più alta delle possibili reincarnazioni secondo le leggi del livello di Karma dell'anima.

l cane da pastore himalayano: il Bothia

bothia dog

Bothia

Chiamato Bhote Kukur in Nepal (da cui deriva il nome occidentalizzato di Bothia), Buthia in Buthan e Bangara Mastiff in India, il Bothia (nome che deriva dal termine nepalese "Both" ossia Tibet) pur nelle sue molteplici varietà locali che differiscono sensibilmente per la taglia, la struttura e la forma del cranio (più alto sugli arti il Bangara, più grosso di struttura il Buthia, probabilmente per le maggiori influenze del vicino Do Khyi di tipo Shannan rispetto al quale alcuni esemplari erano indistinguibili fino ad alcuni decenni fa, più basso e leggero il Bhote Kukur), è diffuso in tutta la zona himalayana del versante meridionale fino al Ladak. Si tratta di un cane da montagna, di taglia variabile ma mediamente non gigante, con il compito del cane da pastore: una diretta derivazione del Mastino del Tibet, rispetto al quale presenta tuttavia una struttura più snella, una taglia inferiore ed una testa più leggera e selvaggia, sintomi di immissioni genetiche di cani locali.

Il Bothia, sopratutto quello nepalese, è all'origine dell'allevamento occidentale del Tibetan Mastiff e quindi fonte del principale pregiudizio di questa razza nella sua storia moderna, come meglio spiegato successivamente. Oggi talvolta discriminato dagli appassionati del Mastino Tibetano di tipo pesante, il Bothia meriterebbe invece maggiore attenzione in quanto varietà (o razza) separata e specializzata e non essere quindi semplicemente bollata come sottospecie inferiore e pregiudizievole del Mastino Tibetano vero e proprio.

I pastori del Kashmir: il Bakharwal e il Gaddi Kutta

gaddi kutta

Gaddi Kutta

Spostandosi verso ovest la mutazione dei cani è sempre più profonda e se nel Ladak è ancora possibile vedere dei cani fortemente riconducibili al Mastino Tibetano nella sua variante leggera, nel Kashmir questa lascia il posto a sue più profonde mutazioni come il raro Bakharwal che accompagna e coadiuva i nomadi Gujar, pastori di greggi, ed il più conosciuto Gaddi Kutta, che aiuta i pastori Gaddis appunto. Per questo sempre derivati dal Molosso Tibetano, in particolare nel Gaddi Kutta si intravedono tratti somatici come lo stop sfuggente e la testa cuneiforme, riconducibili a quell'insieme di molossoidi che spostandosi ulteriormente verso ovest e nord-ovest assumono il generico nome di Pastore dell'Asia Centrale.

Tutti questi cani (esclusi Gaddi e Bakharwal... perlomeno quando non sono nero focati), con ogni possibile variante di tipologia, sono oggi classificati come medesima razza: il Mastino del Tibet.

Eppure la distanza in linea d'aria tra Kathmandu in Nepal, dove esiste la sub varietà Bothia, e Ulan Bator in Mongolia, dove invece è presente la sub varietà Bankhar, è di quasi 3000 chilometri, la stessa distanza che c'è tra le piramidi d'Egitto e la Piazza Rossa di Mosca capitale della Federazione Russa: oltre 4 ore di volo con un aeromobile di linea, facile immaginare quanto potesse volerci a piedi su strade inesistenti ed in territori geologicamente e climaticamente assi impervi ed ostili. Per quanta continuità territoriale potesse esserci, è davvero immaginabile che il cane del Nepal sia lo stesso identico cane rispetto a quello che si è sviluppato in Mongolia? Ovviamente la risposta è no, il ceppo è sicuramente lo stesso, entrambi derivano direttamente dal Molosso Tibetano, ma il tempo, gli incroci con i cani locali, l'utilizzo e l'ambiente climatico li ha trasformati, specializzati, differenziati.

tibetan plateau

Tipico paesaggio dell'altopiano tibetano. Foto M. Picca

La stessa etnia nepalese risulta avere tratti somatici diversi rispetto all'etnia mongola, figuriamoci i loro cani da guardia e da pastore! Eppure il modello del Tibetan Mastiff standardizzato in Occidente è talmente aperto e poco definito, che risulta possibile ancora oggi, nel 2015, prendere un esemplare di cane nepalese ed uno di cane mongolo, portarli entrambi ad una mostra ed ottenere il riconoscimento di razza per tutti e due come “puri Tibetan Mastiff”, quando di fatto nessuno dei due lo è. O perlomeno nessuno dei due è propriamente tibetano. Magari non diventerebbero “campioni del mondo”, ma difficilmente un giudice gli negherebbe il pedigree.

Anche restano all'interno dei territori effettivamente di competenza tibetana, la sostanza non cambia poi molto. La distanza in linea d'aria tra Lhasa, nello Tsang, dove è originario il così detto tipo delle valli o tipo Shannan, e Lanzhou, capitale della provincia del Gansu dove è ancora facile trovare il tipo Hequ, è di 1400 chilometri la stessa distanza che c'è tra Roma e Londra! Per quanto flusso genico ci sia potuto essere, è intuibile come alcune caratteristiche si siano evolute diversamente. Ed il pelo è solo la più evidente.

D'altronde in un areale enormemente piccolo come quello della ex Jugoslavia, due razze affini per tipo ed utilizzo ma con sensibili differenze di taglia e i cui confini di competenza si incontravano, sono state giustamente classificate come distinte: da una parte il più piccolo, leggero e lupoide Pastore del Carso e dall'altro il Pastore di Ciarplanina, più pesante e molossoide. Se questo non fosse avvenuto, una delle due varietà sarebbe necessariamente stata penalizzata o perché ritenuta ingiustamente sotto taglia e troppo leggera o al contrario perché troppo pesante e molossoide; si può fare un paragone simile con il Mastino Napoletano e il Cane Corso (entrambi utilizzati nelle stesse aree del sud Italia), con il Mastino Spagnolo, il Mastino dei Pirenei ed il Cane da Montagna dei Pirenei (che abitavano la stessa catena montuosa), con il San Bernardo e i vari Bovari svizzeri (anche loro sulla stessa catena montuosa) etc.

native tibetan spaniel

Tibetan Spaniel fotografato a 5000 metri di quota nell'altopiano del Tibet. Foto M. Picca

La cinofilia ha sempre cercato di distinguere e questo tentativo di differenziare razze pur molto vicine è avvenuto anche nel Tibet, ma non con il Mastino. Nonostante la ridotta area geografica frequentata dagli occidentali della fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento, sono infatti state classificate 3 distinte razze di piccoli cani del Tibet: il Tibetan Spaniel, il Lhasa Apso ed il Tibetan Terrier (che diventano perfino 5 se volessimo prendere in considerazione anche le loro dirette derivazioni cinesi: Pechinese e Shih Tzu). In particolare tra le ultime due, il Lhasa Apso e il Tibetan Terrier, la reale distanza era davvero aleatoria: semplicemente cani a zampa corta sono stati distinti da quelli a zampa lievemente più lunga. Perfetto. Ma il Mastino? Il Do Khyi? Per lui no, non è stata fatta alcuna separazione in tipologie, sostanzialmente perché nell'Ottocento, ed in buona parte anche nel Novecento, i cani di tipo guardia che si potevano osservare appartenevano al medesimo areale, non contemplavano le zone del nord e nord est del Tibet, e quindi l'unica possibile distinzione sarebbe potuta essere tra cani belli e cani brutti, o al massimo tra cani puri e cani impuri. Ed è solo questa divisione, appunto, quella che è giunta fino a noi dalle testimonianze del passato.

Quindi oggi ci troviamo davanti ad una realtà paradossale, un minestrone dentro al quale c'è di tutto e non è certamente parlando di instabilità genetica come fa qualcuno che si può sopperire ai profondi solchi tra le varie tipologie di cani tibetani a loro volta miscelate in diametralmente opposte linee di sangue per tipologia e provenienza, negli allevamenti d'Occidente come d'Oriente. D'altronde la distanza tra un cane e l'altro si è ulteriormente aggravata con l'inizio della selezione cinese e l'avvento dei cani delle aree dell'altopiano ed Hequ. Se per decenni gli occidentali hanno cercato di sfruttare al massimo il potenziale genetico di un cane chiaramente compromesso, quello nepalese, con un accorto lavoro di selezione e successive mirate importazioni, riuscendo in molti casi a migliorane taglia, testa e pelo, i cinesi hanno avuto la possibilità di partire direttamente dal mastino “migliore” e da un bacino genetico assai più vasto di quello a disposizione di europei ed americani. Il divario di tipo che si è verificato nell'arco di pochissimo tempo è stato tale da richiamare alle armi storici allevamenti occidentali che si sono improvvisamente visti detronizzare ma, soprattutto, che hanno visto vanificato, quando non ridicolizzato, il loro lavoro pluridecennale di selezione.

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Christofer Habig. Foto FCI

La guerra del sottobosco si è spostata in un ambiente ufficiale nel 2011 con un memorandum di Christofer Habig all'epoca vice presidente della FCI nonché presidente del comitato dei giudici internazionali e già presidente sia del Club Inglese del Tibetan Mastiff che del Club tedesco delle razze tibetane. Diffuso a margine della riunione del Comitato Generale della F.C.I. proprio nel periodo dei festeggiamenti per il centenario della FCI stessa, in questo documento Habig attacca ferocemente il Mastino Tibetano cinese definendolo un mix di diverse razze, un'invenzione che come tale andrebbe, a suo avviso, considerata e perfino formalmente riconosciuta in un nuovo standard per non inquinare l'autentico Do Khyi. Più dettagliatamente Habig definisce lo Zang Ao un tipo di mastino (unico al mondo) con il pelo lungo, mentre il Do Khyi sarebbe, a suo giudizio, l'autentico cane da lavoro (quindi, s'intende, non mastino e non a pelo lungo). Una inquadratura, una suddivisione questa, che francamente lascia sgomenti: il Mastino Tibetano è appunto un molosso, più o meno mastino e con il pelo più o meno lungo a seconda dei casi, che in quanto tale svolge il suo lavoro di custode nel Tibet!

Che il Do Khyi sia (o sia anche) un vero mastino ce lo hanno già raccontato proprio quegli inglesi di fine Ottocento, pur così necessariamente parziali nella loro visione d'insieme dei cani tibetani, ma con un termine di paragone assolutamente efficacie ed indiscutibile: il loro mastino nazionale, il grande Mastiff inglese. Quegli stessi inglesi quindi, quando decisero di nominare il Do Khyi Mastiff, sapevano molto bene cosa era un mastino. Abbiamo già riportato diverse antiche ma dettagliate descrizioni di alcuni cani decisamente molossidi, ma merita di essere citato anche William John Gill per il resoconto del suo viaggio del 1880 tra Cina e Tibet orientale, fino alla Birmania:

yushu daoer tibetan mastiff

Daoer, bellissimo maschio importato dal Tibet dal centro Amdo Khyi

Il capo aveva un enorme cane, tenuto in una gabbia sulla parte superiore del muro d'ingresso. Era di costruzione molto pesante, nero focato, le focature di un ottimo colore, il suo pelo era piuttosto lungo ma regolare, aveva una folta coda, gambe focate lisce, e una testa enorme che sembrava fuori proporzione rispetto al corpo, molto simile a quella di un segugio (ndr: oggi questa tipologia viene chiamata Bood Hound type), con labbra pendenti. I suoi occhi iniettati di sangue erano molto infossati e le sue orecchie erano piatte e cadenti. Aveva macchie focate sopra gli occhi e una macchia marrone chiaro sul petto. Misurava quattro metri dal punto del naso alla radice della coda, e due piedi e dieci pollici di altezza al garrese.

Questo è il ritratto di un vero e proprio mastino, più lungo che alto, testa brachicefala, labbra pendenti, occhi infossati. Un cane incredibilmente simile al celebre Yushu Daoer, importato dall'autore del 2010 dall'altopiano tibetano. Non solo un cane che in Tibet esiste, ma anche il tipo da considerare il migliore da un punto di vista di purezza genetica, come vedremo più avanti.

D'altronde se i primi cani d'importazione occidentale non erano il migliore tipo di Mastino Tibetano ed anzi, in alcuni casi non erano proprio Mastini Tibetani ma una loro diretta derivazione proveniente da una diversa nazione (il Nepal), non si può oggi continuare a difenderli ad oltranza negando perfino la più basica ed ovvia realtà dell'esistenza oggettiva e geneticamente tangibile (anche) dei Mastini Tibetani migliori o, più semplicemente, di quello che ci si è sempre aspettato da questa razza: un vero molosso, spesso a pelo lungo!!

Più corretto sarebbe stato riconoscere prima, come razza distinta, il tipo Himalayano, o più strettamente nepalese, e che ha perfino un diverso nome (Bothia), dal Molosso del Tibet. Oltretutto della sua esistenza e quindi del suo non essere un Mastino Tibetano ma un derivato, ci era già stato dettagliatamente spiegato nel 1908 nel volume The Kennel Encyclopedia:

bothia

Bothia in una foto di W. V. Soman pubblicata nel 1963

Strettamente legato al Tibetan Mastiff è il Bhutia Sheepdog. Questo cane si trova lungo l'Himalaya, principalmente con i pastori di pecore. Si tratta di un animale estremamente potente, si dice che due di loro siano più che sufficienti per uno scontro con una pantera. Ci sono generalmente due o tre di questi cani con ogni grande branco di pecore, e di solito indossano grandi collari di cuoio con punte per proteggerli nella loro lotta con le pantere, perché è sempre al collo che la pantera colpisce. La vera patria di questo cane è Bhutan, ma, come il Bhutia pony, si trova ovunque lungo le colline. A volte esemplari abbastanza perfetti di Tibetan Mastiff si trovano con questi pastori. Il Bhutia non è di norma un piacevole animale da incontrare sulla collina, perché spesso attaccano gli europei, senza provocazione, i questo caso bastoni sono inutili le pietre sono l'unica cosa che potrà tenerli lontani.

Ma questa separazione non è stato possibile farla ed anzi, proprio quel cane è stato messo a fondazione del Mastino Tibetano in occidente ad aggravare la già complessa variabilità delle tipologie di Do Khyi nel Tibet vero e proprio.

In ogni caso l'idea di Habig di un generalizzato miscuglio di altre razze in Cina, non nasce da una assoluta volontà di negazione dell'esistenza del migliore Molosso Tibetano, ma piuttosto dalla concreta consapevolezza che effettivamente in Cina questi incroci ci sono stati. Nella forsennata cosa al guadagno, nella assoluta mancanza di rispetto per la storia della razza, nel desiderio di distinguersi, nell'impossibilità di avere materiale genetico adeguato a disposizione e nel tentativo di assecondare il gusto (gusto?) del mercato interno, alcuni allevatori (o pseudo tali) cinesi hanno fatto ricorso ad incroci improbabili creando frequentemente dei veri e propri mostri. Ma “alcuni” significa non tutti, appunto. Il problema riguarda precise linee di sangue, non il Mastino Tibetano cinese in senso generale, oltretutto considerando che il Tibet stesso è oggi parte della Cina.

tibetan mastiff mix breed

Incrocio di Mastino Tibetano in Cina. Foto M. Picca

Per questo la proposta di Habig non ha avuto seguito nella sua drastica ricetta, ma invece, dal 2014, il China Kennel Union, organo della Federazione Cinologia Internazionale in Cina, ha imposto l'obbligatorietà dell'esame del DNA per il controllo delle effettive parentele, quale condizione necessaria per ammettere gli Zang Ao nel circuito dei pedigree FCI. Nei primi 6 mesi dalla mesa in vigore di questa norma, il 70% dei cani cinesi che ha fatto richiesta di riconoscimento, ha superato il test del DNA. Una cifra troppo alta per insistere nella separazione come Habig l'aveva immaginata.

E' anche vero che il 70% dei cani puri significa per contro il 30% dei cani impuri, una cifra comunque importante, soprattutto in un paese con centinaia di allevamenti e migliaia di esemplari. Oltretutto, per logica, possiamo immaginare che difficilmente un allevatore cinese consapevole della non purezza del suo cane lo sottoporrebbe all'esame del DNA, e quindi probabilmente questo 30% dovrebbe essere aumentato ed anche di molto volendo avere una media realistica.

Ma prescindendo dai numeri, che non sono poi così rilevanti nel nostro ragionamento, quello che davvero è opportuno chiedersi è il perché sia stato possibile che un cane completamente diverso rispetto a quello in circolazione da quasi 40 anni in Europa ed America, sia potuto entrare di prepotenza nei pedigree occidentali, superando i riconoscimenti della tipicità da parte degli esperti giudici F.C.I. In qualsiasi altra razza questo non sarebbe stato possibile: il riconoscimento di un San Bernardo con il pelo lungo 50 centimetri o di un Terranova alto 90 centimetri al garrese e con le labbra profondamente cascanti, non sarebbe mai stato accordato da nessuno. Nel Mastino Tibetano questa accettazione di cani morfologicamente profondamente diversi rispetto alla media in circolazione da decenni, invece c'è stata. E c'è stata perché da sempre si è consapevoli che il modello occidentale della fondazione di questa razza non rispecchia affatto il migliore cane del Tibet ed anzi, non rispecchia proprio il Mastino del Tibet.