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Displasia del gomito

di Manfredi Picca

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La Displasia del Gomito (conosciuta anche con la sigla ED, acronimo dei termini inglesi Elbow Dysplasia) è una definizione generica per indicare una serie di anomalie che possono riguardare la complessa articolazione del gomito del cane. Il dispositivo giunzionale del gomito infatti, unisce tre diversi capi ossei (omero, ulna e radio) e quindi, nonostante ci si riferisca comunemente ad un'unica articolazione, si tratta in realtà tre distinte giunzioni, accomunate da un'unica capsula ed un'unica cavità articolare:

1. articolazione omero-radiale

2. articolazione omero-ulnare

3. articolazione radio-ulnare

Le prime segnalazioni scientifiche di problemi e zoppie del cane relative all'articolazione del gomito, arrivarono già a partire dagli anni '50, ma è solo nel 1989, con la nascita dell’IEWG (International Elbow Working Group), che si è cominciato a parlare formalmente di Displasia del Gomito. Nel 1991 è iniziato un programma di controllo internazionale in accordo tra l'IEWG, la WSAVA (World Small Animal Veterinary Associations) e la FCI (Fédération Cynologique Internationale). Nel 1993 l'IEWG ha fornito la lista delle 5 anomalie che devono essere incluse sotto l'acronimo di ED:

1. Frammentazione del processo coronoideo mediale dell'ulna (FCP).

2. Osteocondrite dissecante del comparto mediale del condilo omerale (OC/OCD).

3. Mancata unione del processo anconeo dell'ulna (UAP).

4. Erosione della cartilagine articolare del condilo omerale (KL).

5. Incongruenza articolare del gomito (INC).

Tutte queste diverse affezioni, da sole oppure congiuntamente o ancora in conseguenza una dell'altra, possono portare nei casi più gravi ad artrosi, dolore e difficoltà di movimento del gomito.

Come descritto dal dott. Andrea Drupè De Foresta, veterinario e giudice internazionale FCI:

Il difetto di sviluppo della superficie articolare può essere rappresentato da una diversità di crescita fra radio e ulna o ad un difetto di curvatura dell'incisura sigmoidea dell'ulna. Entrambi i casi portano ad una mancanza di congruenza dei capi articolari che può essere temporanea se l'animale riesce ad attuare delle modificazioni di crescita di uno dei due segmenti ossei in modo da ripristinare un buon rapporto fra le parti articolari.

tibetan mastiff elbow

RX del gomito

Nel caso che sia il radio troppo corto avremo come risultato che l'omero andrà a creare degli appoggi forzati sull'ulna ed è proprio a questo eccesso che si attribuisce la frammentazione secondaria del processo coronoideo dell'ulna. Nel caso inverso e cioè nell'accorciamento dell'ulna avremo un aumento degli appoggi esercitati fra l'omero e il processo anconeo, questo è implicato nella mancata unione del processo anconeo.

In entrambi i casi, le anomalie di ripartizione e di intensità delle forze esercitate sulle cartilagini sono causa di sofferenza di quest'ultime e ciò provoca l'instaurarsi di artrosi secondaria.

I problemi connessi all'articolazione del gomito colpiscono in maggior percentuale i cani di taglia grande o comunque di struttura pesante come i molossoidi (una delle razze maggiormente afflitte è il Carlino, il più piccolo tra i piccoli molossoidi ma che, nonostante i suoi soli 7-8 kg di peso, conserva integralmente la struttura pesante dei suoi più grandi cugini). Sono queste razze infatti, ad avere le maggiori sollecitazioni sul dispositivo giunzionale del gomito durante la crescita dovute al peso della massa corporea su una struttura scheletrica, muscolare ed articolare ancora non formata. Tuttavia anche razze insospettabili come il Setter Inglese hanno una significativa incidenza di anomalie all'articolazione del gomito, a testimonianza della componente ereditaria che la riguarda.

Ed infatti, come per la Displasia congenita dell'anca, anche le cause delle malformazioni che possono riguardare il gomito si dividono in fattori genetici ed ambientali.

Ricorda ancora il dottor Drupè De Foresta:

L'aspetto genetico può influenzare la velocità di crescita dei segmenti ossei, agire sulla conformazione delle zone preposte ad articolare e sulla parità di crescita fra radio ed ulna.


L'aspetto ambientale racchiude quei fattori di origine alimentare, alimentazione troppo ricca di calcio o troppo energetica, e di origine traumatica spesso dovuti al peso eccessivo dell'animale o alla sua iperattività.

Secondo la statistica dell'americana O.F.F.A. (Orthopedic Foundation for Animals), l'incidenza di anomalie relative al gomito del Mastino Tibetano è del 14% e tuttavia solo il 2,5% di loro con un'effettiva displasia di 3° grado (grave) e quindi con zoppia. Il record negativo è detenuto invece della Chow Chow con il 48,5% di cani con anomalie ed il 7% di casi gravi.

Il 1 giugno 1999 la FCI ha lanciato un programma di controllo della displasia del gomito insieme a quella dell'anca, stabilendo 5 livelli di gravità (normale, quasi normale/sospetta displasia, ancora ammesso/leggera displasia, media displasia e grave displasia), ammettendone in riproduzione i primi tre.

Classificazione FCI – IEWG della displasia del gomito

  • Grado 0 / ED 0: non si riscontrano alterazioni.
  • Grado BL / ED BL: (borderline, di transizione): alterazioni articolari minime.
  • Grado 1 / ED 1: presenza di osteofiti di ampiezza < 2 mm, e/o di sclerosi subtrocleare dell’ulna e/o di incongruenza articolare < 2 mm;
  • Grado 2 / ED 2: presenza di osteofiti di ampiezza da 2 a 5 mm e/o di grave sclerosi subtrocleare dell’ulna e/o di incongruenza articolare > 2 mm; alterazioni del profilo del processo coronoideo mediale senza evidenza di frammentazione od una fusione incompleta del processo anconeo ulnare comportano comunque il grado 2;
  • Grado 3 / ED 3: presenza di osteofiti di ampiezza > 5 mm; l’evidenza di un processo coronoideo mediale frammentato o di una lesione del profilo del condilo omerale mediale da osteocondrite dissecante (OCD) o da erosione (KL), o di una mancata unione del processo anconeo (UAP) comportano comunque il grado 3. Anche i cani sottoposti ad interventi chirurgici per displasia del gomito devono essere classificati come Grado 3 indipendentemente dal grado delle alterazioni articolari presenti, se l’intervento eseguito è dimostrabile radiograficamente.