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Le Displasie articolari

di Manfredi Picca

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Al solo nominarla la parola displasia fa tremare proprietari ed allevatori dei cani di ogni razza, non razza, taglia e colore. Il termine è talmente entrato nella cultura popolare che spesso fa preoccupare perfino persone che non sanno cosa significa, che non hanno cani, o che per la prima volta si avvicinano a condividere la loro esistenza con un amico a 4 zampe. Questo si deve, almeno in parte, ad una cultura di “psico terrorismo” portata avanti con metodo da alcuni medici veterinari che ne abusano spesso per spingere a costosi quanto inutili, invasivi e perfino invalidanti interventi chirurgici.

Esistono due tipi di displasia articolare canina, quella del gomito e quella dell'anca. In entrambi i casi il termine “displasia” identifica un'anomalia ma non necessariamente una patologia. Il termine patologia (che poi è sinonimo di malattia) deriva infatti dal greco pathos, ossia “sofferenza”. La patologia è un'alterazione dello stato fisiologico di un organismo capace di ridurne o modificarne negativamente le funzionalità normali. La displasia articolare del cane invece, non necessariamente provoca sofferenza o ne riduce le funzionalità motorie. Questo dipende unicamente dalla sua gravità e dalla sua evoluzione .

La displasia quindi, è una patologia unicamente se il cane è zoppo, ha problemi di deambulazione (e nei casi più gravi è una malformazione fortemente invalidante). Se invece la displasia è solo un'anomalia visibile tramite RX ma che non causa alcun tipo di problema alla qualità di vita del cane ed alla sua mobilità, allora non è evidentemente possibile utilizzare il termine patologia e non c'è nessuna cura che deve essere fatta.

Della displasia si è cominciato a parlare solo in tempi relativamente recenti: per molti anni il problema non si è presentato nel modo eclatante di oggi e non solo perché oggettivamente non si poteva ancora dargli un nome; di fatto il numero di cani affetti da queste malformazioni era decisamente inferiore rispetto a quello che possiamo osservare nel nostro tempo. Questo proliferare di problematiche connesse alle articolazioni si deve essenzialmente a due fattori. Il primo è il distorto allevamento canino moderno, una selezione non più funzionale, basata sull'origine e sul ruolo del cane ed in conseguenza sulla sua capacità di poterlo svolgere, ma piuttosto tesa all'ipertipo morfologico che in molte razze che ha prodotto ingigantimenti e miniaturizzazioni unicamente per fini estetici. Per raggiungere questi risultati sono stati effettuati accoppiamenti molto stretti tra consanguinei, indispensabili per fissare i caratteri fenotipici più marcati e distintivi di una razza ma che allo stesso modo hanno fissato tare ereditarie come appunto le displasie. In effetti, per quanto ancora oggi si conosca relativamente poco riguardo la percentuale della componente ereditaria responsabile delle displasie articolari, è comunque certo che un'ereditarietà esiste e che quindi gli accoppiamenti tra portatori ne facilitano la propagazione.

Il secondo motivo è da ricercare nel profondo cambiamento avvenuto nell'alimentazione dei cani con il boom del cibo industriale e della conseguente distribuzione di massa del pet food pellettato. Una rivoluzione che ha prodotto grandi vantaggi per il cinofilo del 21° secolo in termini di comodità, velocità e pulizia nella gestione del suo cane, ma che non ha avuto lo stesso impatto positivo sulla salute della popolazione canina globale. In particolare questo tipo di mangime viene tendenzialmente prodotto con materie prime non nobili, con un processo di lavorazione che distrugge una serie di nutrienti fondamentali e con un'importante percentuale di alcuni cereali indispensabili per l'estrusione delle crocchette, ma che non dovrebbero far parte della dieta dei carnivori, soprattutto in alti dosaggi. In special modo nel periodo di svezzamento e crescita, in alcuni soggetti più sensibili di altri, la presenza di nutrienti inadeguati e non compatibili con il loro metabolismo, può creare problemi di assimilazione o gravi intolleranze che si ripercuotono in modo significativo sul loro apparato scheletrico ed articolare in formazione.