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Molosso del Tibet originale

il mastino e la cina
 

Il Mastino tibetano e la Cina

di Manfredi Picca

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Non è possibile raccontare  in modo completo   il Mastino Tibetano senza parlare della Cina, paese che ha influenzato in modo determinante l'andamento dell'allevamento di questa epica razza fuori e dentro i suoi confini geografici. Un'influenza quella cinese, iniziata con la chiusura della zona tibetana  durata oltre 20'anni, dal 1959 al 1982, un blocco  che ha impedito di fatto ai pionieri del moderno allevamento occidentale di andare a cercare i loro capostipiti nei terrori di competenza e costringendoli quindi a rivolgersi a  paesi limitrofi con  un conseguente pregiudizio di sangue che ancora oggi ha il suo retaggio nelle storiche linee  di allevamento europee ed americane  (vedi le tipologie del Mastino Tibetano). Ma un'influenza   divenuta ancora più determinante   con   l'improvviso ed inatteso interesse per il Mastino Tibetano del pubblico cinese, iniziato silenziosamente  alla fine degli anni '80 ed esploso in modo clamoroso all'inizio del 21 esimso secolo parallelamente al boom economico che ha riguardato quella che è oggi la più grande potenza industriale  del pianeta. 

tibetan mastiff painting

Il Mastino Tibetano di Lang Shi Ning

La connessione tra il Mastino Tibetano e la Cina è antichissima,  si perde e si confonde  nella storia  e nella relazione intensa e spesso conflittuale  di  due paesi dai confini indefinibili  e mai del tutto indipendenti l'uno dall'altro. Una prima definizione del Mastino Tibetano è contenuta nel Erya (Classico dell’Eleganza, Descrizione delle Bestie), la più antica enciclopedia Cinese risalente al III° secolo a.C.  nella quale viene indicata con precisione  l'altezza di questi cani:

un cane alto  4 chi è detto Ao (mastino)”  (il Chi è l'antica unità di misura cinese; 4 chi  corrispondono ad 1 metro abbondante).

Nel Guangzhi, sezione del classico HanShu (Il Libro degli Han, il più importante testo storico della cultura Cinese) viene descritto il Mastino Tibetano in modo molto simile a come fece Marco Polo molti secoli più tardi: 

“... è un grande cane, grande come un asino, rosso, dondola ritmicamente al suono del tamburo, così come sono cadenzati i suoi respiri”. 

Nei classici cinesi si parla spesso  dello scambio con le popolazioni dell'altopiano occidentale, nonché dell'elargizione come tributo  all'imperatore di animali di elevato valore, tra i quali il Mastino. Ed una testimonianza del Mastino Tibetano alla corte imperiale  è arrivata fino a noi  grazie ad un dipinto del pittore e missionario italiano Giuseppe Castiglioni, vissuto grande parte della sua vita  in Cina dove assunse il nome di Lang Shi Ning. Divenuto artista  di corte dell'Imperatore Qianlong  nella prima meta del Settecento, Castiglioni  realizzò numerose  opere  tra le quali un Mastino Tibetano ritratto  in modo estremamente realistico. Il dipinto è oggi esposto nel  National Palace Museum di Taipei, in Taiwan.  

manfredi picca forbidden city

Manfredi Picca davanti ad uno dei due cani-leone che sorvegliano l'entrata del Palazzo della Tranquillità Terrestre, all'interno della Città Proibita di Pechino

Anche nell'ambito del  simbolismo, il Mastino Tibetano è parte integrante della cultura Cinese e  più in generale dell'estremo Oriente. In  tutta la Cina infatti (ma anche in Giappone, Corea  etc.) sono estremamente diffusi gli Shi, i  leoni imperiali, anche chiamati  cani di Foo (cani di Bhudda), animali mitologici  protettori del Dharma. Come è stato spiegato all'autore da uno storico dell'arte ed antiquario Cinese, l'ambizione era quella di raffigurare  un vero e proprio leone ma non essendoci questi animali in Cina e nel  Tibet, i primi scultori si dovettero  basare sui racconti dei pochi  viaggiatori e su quanto di più simile al leone loro potessero osservare, ossia il Leone delle Nevi, il Mastino Tibetano (secondo altre teorie l'ispirazione verrebbe invece dal più piccolo Lhasa Apso). Ed effettivamente  osservando queste mitiche creature si notano quasi sempre la coda pelosa  arrotolata sul dorso e le orecchie pendenti.   Nel tempo, da custodi  del Dharma, gli Shi  sono più genericamente diventati protettori contro il maligno ed il malocchio e per questa questa funzione vengono tutt'oggi posizionati all'entrata delle abitazioni e dei locali pubblici. 

L'origine dell'allevamento cinese  moderno dello Zang Ao (nome della razza in lingua mandarino: lo Zang è il Tibet mentre Ao significa  Mastino),  è ancora oggi avvolto nel mistero. Dopo la conferma dell'annessione del Tibet alla Cina all'apice della Rivoluzione Culturale di Mao, le notizie che  riescono a superare la cortina rossa sono confuse ed incerte. Più sicura e recente la storia dei cinesi di Taiwan, dove la razza inizia a diffondersi verso la metà degli anni '80.

Zhang Pei Hua

Zhang Pei Hua - foto da internet

In quel periodo infatti, anche grazie all'impulso del  famoso attore taiwanese Zhang Pei Hua,   a  Taipei e dintorni si  crea un'incredibile moda del Molosso del Tibet: i primi esemplari ad arrivare sull'isola sono di importazione americana e nel tempo vengono modificati e corretti;  un pugno di esemplari arriva segretamente dal Tibet allora ancora barricato (o più probabilmente dal regno di Mustang situato al nord est del Nepal, il cui sovrano era appunto amico di Pei Hua). Taiwan è piccola, nelle città lo spazio è poco,  si alleva nei garage,  negli scantinati,  ma  i prezzi sono altissimi  come il fascino dei mitici cani del Tibet e quindi l'allevamento continua a crescere a dismisura,  moltiplicandosi   le baracche per contenere questi colossi. Nonostante  il materiale genetico a disposizione fosse comunque  scarso,  nel giro di pochi anni  il Mastino Tibetano taiwanese diviene un tipo distinto da quello in circolazione in Europa ed America:  è più grande, spesso sensibilmente  più grande. 

Come siano riusciti nella piccola, ed oltretutto calda ed umidissima,  Taiwan  in questa operazione di relativo ingigantimento  del tipo occidentale dell'epoca, con il pool genetico assai ridotto  a loro disposizione,   lascia tutt'ora pensare gli addetti ai lavori, ma certamente in alcuni casi il risultato  è stato un grande passo in avanti rispetto a quanto si poteva osservare  in quegli anni  nei ring di esposizione  occidentali (almeno secondo lo standard ideale  di taglia  che molti appassionati hanno sempre riposto  in  questa razza). E naturalmente  ci furono da parte occidentale alcune  importazioni da questa isola tra la seconda metà degli anni '90 ed i primi anni 2000 che hanno segnato un cambiamento nel tipo del Mastino Tibetano in diverse linee di allevamento   europee ed americane. 

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Manfredi Picca e Wang Zhankui

Il primo cinese continentale ad occuparsi concretamente  dell'allevamento del  Mastino Tibetano è considerato Wang Zhankui a partire dal  1985. Allevatore di Pastori Tedeschi convertito, Zhankui  nel tempo si è anche dedicato  alla creazione del primo “museo” della razza, nella città di Gongy, nella Cina centrale (più che altro una raccolta di moderne opere più o meno kitsch in stile cinese)   ed a lui si deve la  prima graduale diffusione dello Zang Ao nel suo paese. Il suo più famoso esemplare importato dall'area Hequ (Shi Wang) è considerato in patria il Padre del Mastino Giallo, in quanto è presente nei pedigree di quasi tutti i più  famosi Zang Ao gialli e rossi cinesi (è anche padre, zio e nonno di alcuni  esemplari dell'allevamento Amdo Khyi, che per altro orgogliosamente detiene anche uno dei suoi ultimi discendenti più diretti, Da Long, incredibilmente somigliante al celebre antenato). La vecchia  linea di sangue   Zhankui è  una delle tre principali della fondazione del moderno  Zang Ao insieme alla linea Yanjing ed alla linea  Linzhi.   

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Manfredi Picca e Ma Junern

Rapidamente il Mastino Tibetano è diventato patrimonio ed orgoglio  nazionale e, con la velocissima  crescita  economica del paese, diverse personalità di spicco  del mondo del cinema,  dello sport, della politica e dell'imprenditoria hanno iniziato a creare allevamenti. Su tutti va ricordato Ma Junern, idolo sportivo indimenticato  allenatore della nazionale femminile  di fondo, un gruppo di atlete sconosciute venute dalla realtà contadina per rappresentare la Cina nell'Olimpo globale dell'atletica leggera. Con la sua squadra, Ma  riuscì a frantumare  diversi record mondiali, vincendo in modo eclatante ed inatteso i campionati  di Stoccarda nel 1993, conquistando  la  prima pagine dei giornali di tutto il mondo non solo per i suoi incredibili successi  ma anche  per le sue misteriose ed estreme tecniche di allenamento, gli stravaganti integratori a base di sangue di tartaruga e bruco-funghi dell'Himalaya   ed i più concreti sospetti di doping.  Ancora oggi considerato  una vera e propria leggenda in Cina, Ma Junren è stato per molti anni il presidente del CTMKC (China Tibetan Mastiff Kennel Club), dopo aver investito  gran  parte dei suoi guadagni nella creazione di uno dei primi allevamenti di  Pechino. Ed è probabilmente a lui che si deve in buona   parte la letterale esplosione della moda di questa razza in Cina a cavallo del nuovo millennio. 

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Splendido dipinto di Lin Yue

Velocemente il TM ha fatto il suo ingresso nella cultura popolare cinese, sono fioriti programmi televisivi, riviste specializzate, libri, romanzi, gadget di vario tipo, fumetti e  perfino  cartoni animati! 

Sono fioriti anche artisti che si dedicano unicamente  alla pittura del Tibetan Mastiff, raggiungendo quotazioni elevatissime: tra loro  Lin Yue (che ha esposto anche in diverse gallerie  occidentali, da New York a San Pietroburgo, da Parigi a Londra), Teng Mo,  Tang Jian e Wang Guiqiu. 

Ma la campagna  pubblicitaria cinese che inneggia, spettacolarizza ed  esalta la ferocia di questi cani, quasi sempre fotografati in posizione di attacco, ha fatto fiorire anche tutto un sottobosco del quale si parla molto meno volentieri: si sono diffusi i combattimenti illegali  tra cani con protagonisti  Mastini Tibetani e con scommesse individuali fino ad oltre 3.000 dollari ad incontro. Si sono moltiplicati incidenti a causa di  Mastini  fuggiti dai loro box fatiscenti nelle periferie delle città, in alcuni casi aggredendo più o meno gravemente le persone di passaggio, ma più spesso rimettendoci gli stessi poveri animali che, passeggiando tranquillamente, hanno causato una specie di isteria collettiva con tanto di intervento massivo delle  forze di polizia e vere e proprie sparatorie in stile guerriglia urbana, assai poco decorose per un paese che cerca costantemente  di proporre al mondo il suo lato più  “moderno e civile”.

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Mastino Tibetano contro un leone in Cina - foto da internet

D'altra parte soprattutto nelle zone della Cina più periferiche ed indigenti, il Mastino Tibetano viene considero alla stregua di un animale selvaggio,  pericoloso come una tigre o un leone, e questo sempre a causa della pubblicità esasperata e deviata dell'allevamento cinese.  Lo ha sperimentato personalmente l'autore quando in uno dei tanti viaggi effettuati in Tibet, si è trovato a dover tenere un Mastino Tibetano importato dall'altopiano per alcuni giorni in una casa del centro di Pechino, per altro violando  la legge cinese che proibisce la detenzione di cani di taglia grande nelle città: l'impatto sui pechinesi era pressapoco lo stesso che avrebbero i cittadini di Roma  se qualcuno decidesse di passeggiare con un Orso Polare al Colosseo.  

L'allevamento  cinese  ha continuato a crescere in modo esponenziale in tutto il primo decennio del ventunesimo secolo,  creando una vera e propria industria del Mastino Tibetano con fatturati da centinaia di milioni di euro all'anno ed un vasto un mercato parallelo che spazia dal cibo per cani ad aziende che si dedicano unicamente al marketing degli allevamenti. 

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Tibetan Mastiff Dorjee è il titolo di un film animato prodotto in collaborazione tra aziende cinesi e giapponesi

Dalla Cina arrivano i  record di vendita assoluti per il mercato mondiale della  cinofilia,  con cifre superiori al milione di euro per  singoli esemplari adulti. Ma record di vendita anche per i cuccioli, per le monte dei maschi etc. Ai neo milionari cinesi i Mastino Tibetano piace, esattamente come piace una Ferrari piuttosto che un gioiello di Cartier. Per averlo sono disposti a tutto, perfino a scambiarlo con la propria automobile o con un appartamento  in mancanza di denaro liquido. E' talmente di moda  lo Zang Ao in Cina che, secondo le cronache locali,  viene addirittura  utilizzato come forma di pagamento per funzionari statali corrotti al posto delle classiche mazzette, degli orologi d'oro o dei regali di lusso, nonché  come strumento per riciclare il denaro sporco. Perché in realtà  le persone che davvero comprano un cane per conviverci e/o per dimostrare il loro status sociale sono una minoranza: appena il 10% del mercato interno dello Zang Ao. Il restante 90%  è invece in mano agli “allevatori” o comunque   persone che a loro volta cercano di rivendere  i cani considerando  il Mastino un vero e proprio investimento da far fruttare, e quindi si progressivamente   creato un circolo vizioso,  una spirale che rapidamente  si è trasformata  in un boomerang. 

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Corteo pedonale nel centro della città di Zhengzhou per pubblicizzare l'importazione di due Mastini Tibetani dallo Yushu. Foto Hntv9

Ed infatti   dietro la  dorata ed ampiamente  reclamizzata  immagine di un prosperoso  business, si nasconde in realtà un mercato allo sbando, un mercato che è stato assai sopravvalutato dagli stessi cinesi che vi hanno investito senza pianificazione, senza qualità, senza competenza e soprattutto in massa.  I cinesi si sono ingannati  da soli, ritenendo  che fosse sufficiente far accoppiare due Mastini Tibetani (o pseudo tali)  qualsiasi per riuscire a venderli con grande facilità.   Ed invece è la  qualità che paga, e paga soprattutto  in un paese come  Cina che non è certamente famosa nel mondo per gli standard qualitativi dei suoi prodotti ma è invece famosa compratrice di prodotti di alta qualità. E così,  per ogni cane molto bello venduto a cifre altissime,  sono centinaia i cani di scarso valore morfologico e genetico  che non trovano alcun compratore neppure per pochi spiccioli.  Tantissimi allevamenti cinesi hanno raggiunto un numero ingestibile  di cani: 300/400 esemplari detenuti, avendo magari iniziato con 10 soggetti... 300/400 cani da mantenere perché rimasti invenduti. 

“I proprietari degli allevamenti  stanno cercando di arricchirsi rapidamente trascurando  il fatto che l'offerta supera la domanda”,  dice Hou Gaoliang,  manager di  una catena di negozi per animali cinese. 

D'altronde:

“Solo l'uno per cento dei cani cinesi sono top pedigree,  leggendarie fabbriche di soldi che possono far guadagnare oltre un milione di yuan”, ha dichiarato  Zhou Yi,  segretario generale della Qinghai Tibetan Mastiff Association. 

manfredi picca tibetan mastiff

Manfredi Picca alla Fourth National Tibetan Mastiff Expo

In questo contesto di lustrini e baraccopoli  l'unica regola da seguire è  quella della competitività sul mercato. Campanelli di allarme hanno cominciato a suonare in tutta la Cina da parte di studiosi, scienziati e ricercatori  contestualmente all'avanzare dell'allevamento e quindi alla diffusione della razza. Un primo studio dell'Istituto Nazionale dei Zoologia risalente al 1984 stimava  una popolazione di Mastini intorno alle 300/400 mila unità, i migliori dei quali concentrati tra le provincie del Qinghai, del Gansu e del Sichuan. 

Poco più di 20 anni dopo, nel   2006,  si parlava invece  di una concerto rischio di  estinzione dai territori nativi dovuti al progressivo degrado ambientale, al cambiamento (forzato) dei costumi della gente del Tibet ed  alla continua perdita del germoplasma. Alcune statistiche allarmanti sostenevano inoltre che a fronte delle migliaia di esemplari in Cina e nel mondo, solo poche centinaia di essi dovessero considerarsi di razza pura e tutti gli altri fossero  frutto di ibridazione. Ma questi campanelli di allarme non sono riusciti a superare il fragoroso  frastuono dei fuochi di artificio delle spettacolari mostre/mercato che venivano organizzate in  megalopoli come Xian, Beijing, Shanghai. Tianjin.  I pionieri dell'allevamento cinese che avevano cercato i loro capostipiti nel Tibet con lunghe trasferte in auto o a cavallo, sono brevemente diventati poco più che  un ricordo: dopo di loro sono  stati pochissimi gli avventurieri che hanno replicato questa operazione.

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Corteo di auto di grossa cilindrata per scortare un cane importato da Yushu nella città di Shijiazhuang.
Foto News136

L'allevamento è passato nelle mani di persone che nel Tibet (quello vero,  non  quello degli allevamenti creati in Tibet dagli stessi cinesi) non sono mai state, e dei cani e delle tecniche di allevamento non conoscono nulla.  La competitività   sul mercato è diventata  l'unica selvaggia  regola a cominciare dalla  spettacolarizzazione ad ogni costo, prima di tutto del valore economico del cane: se un Mastino  viene pagato molto la gente lo DEVE  sapere. e quindi ogni nuovo arrivo  in qualche megalopoli della Cina orientale viene accompagnato da  cerimonie formali, conferenze stampa ed assurdi  cortei di auto di grossa cilindrata noleggiate per l'occasione ed addobbate a nozze con l'intento di impressionare il pubblico (un pubblico, quello cinese,  che evidentemente si impressiona facilmente). 

Determinate caratteristiche del Mastino Tibetano sono state estremizzate arrivando oltre l'immaginabile  nel tentativo  di vendere cani  al prezzo più alto possibile,  trasformando il classico ed abusato foto ritocco che abbonda nella propaganda cinese, in un ritocco concreto dei cani: extension   nel pelo per farlo sembrare più lungo,  chirurgia plastica per aumentare la pelle e definire le rughe, liquido nelle zampe per aumentare l'ossatura all'inverosimile durante le expo (o le  visite di sprovveduti compratori), e naturalmente l'utilizzo degli ormoni (quest'ultima pratica, dopare i cani, non  estranea anche al meschino mondo della cinofilia Occidentale in generale). 

Scrive  Zhang Pohu, incauto cinese che ha comprato un cane e solo al suo ritorno a casa si è reso contro della presenza di strani  nodi sul pelo,  comprendendo che si trattava di extension,   integrazioni artificiali del  pelo di altri cani:

photoshop tibetan mastiff

Esempio di fotomontaggio.
Fotomontaggio e fotoritocco abbondano nella propaganda cinese

“L'acquisto di un Mastino Tibetano cinese è una grossa scommessa . Preferisco andare da un  allevatore  stimato. Almeno si riduce il rischio di perdere soldi”. 

Ma i reali problemi della razza in Cina sono quelli relativi alla  la genetica vera e propria e si dividono in tre   categorie. La prima riguarda gli allevatori più seri e più ricchi, i cani migliori e si chiama consanguineità. Nonostante i circa 4000 allevamenti  registrati al China National Kennel Club (700 dei quali con più di 30 cani), e quindi  l'intuibile enorme produzione di cuccioli annuale, oltre  l'80% dei migliori cani cinesi sono strettamente consanguinei. Effettivamente in Cina si creano facilmente  delle mode, un cane molto bello e molto famoso viene richiesto come stallone  da tantissimi allevatori che sperano di vendere più facilmente ed a prezzi più alti i loro cuccioli: è eclatante  il caso di Niutizi, celebre esemplare del Qinghai (scomparso nel 2012)  che ogni anno veniva portato 4 mesi a Pechino per vendere i suoi accoppiamenti ad una media di 10/20 mila dollari l'uno,  e che copriva fino a  100 femmine per stagione provenienti da tutta la Cina orientale.

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Il famoso Niutizi

E prima di lui cani come Chigu, come Di Dao... ed andando sempre più indietro nel tempo  il già citato Shi Wang di Wang Zhankui.  Se da  una parte la  forte consanguineità  ha consentito di raggiungere un “tipo” definito di cane in brevissimo tempo,  dall'altro ne sta progressivamente uccidendo ogni prospettiva   futura. 

Questo non è né normale né razionale, e può minacciare esistenza stessa della specie nel lungo periodo”, ha detto ancora il segretario generale della Qinghai Tibetan Mastiff Association,  Zhou Yi.  

Della gravità dell'eccessiva parentela tra i Tibetan Mastiff si è occupata per  la prima volta la Jiangxi Agricultural University con uno studio del  2009 che ha analizzato i DNA di 140  esemplari  provenienti da quattro popolazioni  geograficamente separate in Cina (Tibet, Gansu, Qinghai e Pechino). Il risultato è stato sconvolgente, rilevando appunto  che la  consanguineità (inbreeding)  nel  Tibetan Mastiff all'interno delle singole popolazioni era così intensa da  rischiare   di mettere  concretamente  in pericolo  l'eterozigosi  genetica della razza.E tuttavia l'auspicio di una  urgente, diversa e più appropriata  gestione dell'allevamento è caduto nel vuoto: a diversi anni di distanza da questo studio, la situazione è ulteriormente peggiorata.  

tibetan mastiff mix

Estremo esempio del miscuglio di razze fatto in alcuni allevamenti cinesi. In questo caso si tratta di un mix tra un Mastino Tibetano e un Mee Kyun Dosa (razza coreana non riconosciuta, a sua volta ibrido di Mastino Napoletano)

Il secondo problema riguarda invece soprattutto gli allevatori più piccoli (e che sono decine di migliaia) o comunque più spiccioli (ed anche troppi  “famosi” allevatori cinesi fanno parte della categoria)  che cercano di scavalcare  gli ostacoli del prezzo delle monte con maschi famosi,  dell'acquisto di cuccioli importanti e del lavoro di selezione, molto spesso con l'ausilio di altre razze, generando   sempre più di frequente dei veri e propri mostri: Chow Chow soprattutto ma anche  Sharpei, San Bernardo  e perfino  Mastino Napoletano! Per un breve periodo sono stati utilizzati anche i Cani da Montagna dei Pirenei per imitare il vero Mastino Tibetano bianco,  ma almeno quest'ultimo scempio sembra (sembra) aver  trovano una rapida fine grazie alla nascita di uno  standard cinese dettagliato che ha imposto l'obbligatorietà del tartufo rosa impedendo scorciatoie e riposizionando il colore bianco nella sua sfera di unicità,  purezza ed (in parte) inallevabilità. Il governo cinese d'altronde si è posto la questione della purezza della razza sostenendo  un pugno di  centri di tutela del Mastino ed indicando alcune aree dell'altopiano tibetano come protette (leggi il comunicato)  

“Ci sono più di 100.000 Mastini Tibetani nel Paese, ma non molti di loro sono di razza pura”,  dice un portavoce China National Kennel Club (CNKC) che preferisce rimanere anonimo. 

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Cucciolo di Mastino Tibetano affetto da prolasso della terza palpebra. Gli occhi rossi sono presentati con un pregio del cane

L'ultimo problema riguarda tutti gli allevamenti cinesi, nessuno escluso, e si chiama salute. I controlli medici  sono scarsi e spesso si ignora completamente il senso di una patologia che  sia di origine genetica oppure no. È  eclatante il caso del prolasso della ghiandola lacrimale (comunemente conosciuta come Cherry Eye, occhio a ciliegia  che molti cinesi non riconoscono come una malattia ma piuttosto come un  pregio del cane che in questo modo acquisirebbe  uno sguardo più feroce. 

Negli allevamenti cinesi il veterinario è un optional non compreso nel prezzo. Famosi cani dal grande  valore (anche economico)  sono morti prematuramente  per malattie assolutamente curabili e gli stessi club di razza  nazionali  e regionali  non sembrano incoraggiare alcun tipo di cultura della salute e della prevenzione. 

“Molte aziende mancano delle più basiche competenze scientifiche di allevamento”, ha dichiarato Ding Limin,  professore  presso la China Agricultural University of Animal Science and Technology. 

Nel 2011 l'allarme è risuonato fragorosamente anche in Occidente: al termine della riunione del comitato generale della Federazione Cinologica Internazionale a Parigi,  l'allora vicepresidente della FCI Christofer Habig ha diffuso un memorandum nel quale definisce il Mastino Tibetano cinese un mix di diverse razze e propone il suo riconoscimento come razza distinta dal Do Khyi - FCI, considerato l'autentica razza da lavoro del Tibet da conservare in purezza. 

“La situazione che noi abbiamo oggi è in molti casi confusa, ingannevole, irritante e qualche volta anche molto politicizzata”, dice Habig consegnando il suo memorandum. 

La sua è una richiesta  provocatoria  ma non  ha tutti i torti, Habig. Il Mastino Tibetano cinese è di fatto pieno di inganni, di tranelli più o meno visibili  e sarebbe assurdo non prendere atto; ma se da una parte risulta  eccessivo  globalizzale tutti i cani cinesi sotto  l'etichetta di moderne   invenzioni PRC  (anche in considerazione del fatto che il Tibet stesso, con tutti i suoi cani meravigliosamente aborigeni, è oggi parte della Cina),  dall'altra non è certamente il pregiudizio storico  dell'allevamento occidentale che può dettare le  regole e la direzione di questa mitica razza.  Perché i primi a fraintendere il Mastino Tibetano, ad “inquinarlo”,  sono stati proprio  gli occidentali con un pregiudizio di sangue,  quello nepalese,  storicamente  comprensibile ma non per questo giustificabile,  che  si perpetua ancora oggi in tutta la sua  miseria genetica. Una genetica tombale quella della fondazione in occidente, perché non è partita dal reale Mastino Tibetano ma da un suo surrogato  e i tentativi di correzione costanti e continui con importazioni stravaganti da paesi talvolta assurdi rispetto al luogo di origine della razza (Nepal, India, Mongolia, Cina, Taiwan) non  fanno altro che rilevare tutta la sua inconsistenza.  

 

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Alcune delle numerose riviste specializzate pubblicate mensilmente in Cina

D'altronde in Cina si sta  semplicemente replicando in modo più clamoroso e sicuramente più attuale, con numeri più eclatanti ma anche  con cani talvolta  molto più accettabili  nel tipo-Tibet, quanto già accaduto per molti  anni  in Occidente a partire dagli inbreeding esagerati della fondazione in Olanda, che hanno portato al proliferare di problemi connessi alla tiroide, ed in America, che hanno prodotto il diffondesi della CIN, una rarissima ed incurabile  patologia del sistema nervoso periferico assai simile alla sclerosi multipla umana. 

Se quindi qualcosa di serio e sensato si vuol fare  nell'interesse della  purezza del Molosso del Tibet (purezza e relativa  stabilità genetica  che in effetti oggi più di ieri sono  messe concretamente a rischio)  rispetto al profondo caos generato dalla Cina, è necessario prima di tutto prendere atto dei meriti che la  stessa  Cina  ha avuto non certamente nel creare una “nuova razza” come scrive Habig perché questo non è accettabile  fino a quando questa razza continuerà chiamarsi, e quindi a voler essere,  Mastino Tibetano (o Zang Ao che significa la stessa cosa) , ma piuttosto  nel  far risorgere questa razza,  nel  ridargli  quella forma, quella sostanza, quell'aspetto leggendario mancato troppo a lungo in Occidente. E se la Cina ha  avuto questa straordinaria possibilità non è certamente per una grande cultura cinofilia e neppure per una smisurata passione verso questi cani  ma semplicemente perché  il Tibet era proprio lì, a portata di mano,  con tutti i suoi esemplari  migliori dentro  territori divenuti (ed in parte sempre stati) di  competenza cinese. 

manfredi picca sheng guan

Manfredi Picca con Sheng Guan, vicepresidente del China National Kennel Club, venuto in Italia per visitare il centro Amdo Khyi

L'unica strada percorribile oggi sarebbe non ammettere nei pedigree FCI esemplari palesemente  impuri e per stabilire a scanso di equivoci e polemiche dovute ad interpretazioni  individuali quali cani siano puri e quali no,  la sola opzione indiscutibile  è la verifica  del DNA dei  singoli cani. E questa strada è stata appunto intrapresa  del 2013 dalla FCI  attraverso la sua delegazione cinese, il China Kennel Union (CKU), da sempre trate d'union  tra il China National Kennel Club (CNKC) e la cinofilia internazionale.  Se infatti prima di questa data era possibile convertire il pedigree CNKC in pedigree FCI unicamente passando attraverso il filtro di comodo rappresentato dal CKU, oggi viene richiesta la prova genetica che testimoni la reale appartenenza del singolo cane alla sua stirpe.   Probabilmente questo test andrebbe perfezionato, attualmente si tratta solo di un controllo della parentela mancando un DNA di riferimento assoluto del Mastino Tibetano,  ma è già un buon punto di partenza. 

Perché gli  eccessi che sono stati raggiunti in Cina  sono sotto gli occhi di tutti:  nella profonda ignoranza  e nella forsennata corsa al guadagno che ha cominciato a riguardare non  soltanto neo milionari in cerca di uno status symbol e di un secondo business ma anche persone normali in cerca di una fonte di sostentamento, è iniziata una velocissima  distorsione  della razza, degli esemplari migliori del Tibet,  attraverso le pratiche più stravaganti, la consanguineità,  gli incroci tra il patetico ed il drammatico  con  le  razze più disparate  per tentare di aprirsi un varco, una zona di luce e visibilità nell'estremo tentativo  di  assecondare il gusto  cinese ed irretire qualche incauto avventuriero  occidentale. Alcuni, molti, TROPPI cani cinesi sono oggi solo delle caricature di un vero Mastino Tibetano.

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Mastino Tibetano d'oro massiccio. Foto da internet

E' quindi senz'altro  vero che  fa  preoccupare  (o sorridere.. questo dipende dai punti di vista) leggere l'orgogliosa dicitura *China Import!!*, “100% Chinese blood line” o buffonate simili  sotto la foto di alcuni cani, in alcuni  allevamenti (o pseudo tali) occidentali dell'ultima ora, come se questo garantisse una superiorità a prescindere del cane in questione, una Denominazione di Origine Controllata proprio mentre nel mondo che ci ruota attorno il “Made in China”  continua ad identificare   la bassa qualità, l'imitazione, il risparmio, la distribuzione di massa, la manodopera low cost.  Purtroppo e sempre più frequentemente infatti,  il fantomatico China Import  garantisce l'opposto di quello che si vorrebbe far credere:  un enorme enigma genetico, un profondo mistero sulla effettiva purezza del cane, sulla sua salute, sul suo carattere, sul suo pool genetico,  sulla veridicità della sua stirpe e sulla effettiva qualità, taglia e bellezza del cane in questione. 

tibetan mastiff satire

Vignetta satirica relativa alla sostituzione di un leone con un Mastino Tibetano nello zoo di Louhe nel 2013.
La notizia della truffa ha fatto il giro del mondo

D'altronde in Cina i cambi di moda sono veloci come le manovre per assecondare il mercato, e quindi accanto  a mega allevamenti di un cane ipertipico ed in parte inventato destinato scemare, stanno recentemente fiorendo allevamenti di un cane ipotipico spaccato per “nativo” finalizzato  all'esportazione in occidente. Sempre più spesso quindi, aprono siti internet cinesi in lingua inglese ma non solo:  vengono sovente organizzate pseudo manifestazioni dove alcuni occidentali sono integralmente spesati per parteciparvi  con il doppio intento di reclamizzare il “prodotto” in Europa ed America  e di far credere al pubblico  cinese di avere l'interesse  di “esperti” stranieri. (n.b:  L'autore si è sempre rifiutato di partecipare a queste buffonate). I più improbabili  personaggi aprono sempre più spesso profili sui social network   pubblicando foto di cani (spesso neppure di loro proprietà)  per cercare di irretire sprovveduti compratori  Senza contare la ricerca costante di rivenditori in occidente da parte degli allevamenti cinesi più scaltri. La Cina ha costituito un nuovo punto di partenza per il Molosso del Tibet ma non certamente un punto di arrivo. Ha dato un impulso profondo e necessario alla diffusione ed allo sviluppo di questa razza, ma nello stesso tempo sta  fortemente compromettendo  il suo destino più di quanto non siano  riusciti a fare gli occidentali in 40'anni di tentativi di allevamento senza materiale genetico a disposizione. Perché gli occidentali non potevano rovinare nulla, potevano solo dare una idea sbagliata allevando un cane diverso rispetto al  migliore cane del Tibet.

tibetan mastiff sculpture

Scultura di un Mastino Tibetano in Cina. Foto da internet

I cinesi invece, che sulla carta non avevano nulla da correggere,  possono seriamente  compromettere la purezza del Mastino del Tibet originale, perfino nella sua stessa terra, perché  oggi quella terra (che piaccia oppure  no)  è Cina a tutti gli effetti. E lo possono fare anche grazie all'ignoranza ed al complesso di inferiorità di  squallidi, incauti  e coloriti personaggi occidentali che sempre più spesso si improvvisano  allevatori e/o esperti   del Mastino tibetano o,  peggio ancora,  del “Mastino Tibetano Cinese” o piu recentemente perfino del Mastino Tibetano nativo, che nel loro caso è sempre e comunque di provenienza cinese. 

Il  mitico Molosso del Tibet  è sopravvissuto migliaia di anni. E' necessario lavorare perché  possa continuare   a sopravvivere...  sopravvivere al complesso  occidentale come  alla distorsione  cinese. Sopravvivere a  tutti gli insulti, la speculazione, la miseria,   i fastidiosi clamori, i coloriti personaggi,  le figure antagoniste ed i piccoli guru inventati da internet  che questa razza non merita e non necessita nella sua storia straordinaria e nella sua sconvolgente bellezza. 

Note: