Centro per lo studio e la selezione del
Molosso del Tibet originale

15/10/2015

La genetica applicata al Mastino Tibetano

di Manfredi Picca

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Per molti decenni tutte le informazioni che hanno riguardato il Mastino Tibetano, la sua primigenia di sangue, la sua maggiore anzianità rispetto alle altre razze canine, sono state formulate come una specie di dottrina da prendere per buona, da credere per vera. I libri e gli articoli sulla razza che raccontavano del grande padre fondatore non erano supportati da alcun dato scientifico ed assomigliavano al testo sacro di una qualsiasi religione alla quale si crede perché si ha fede e non perché sia dimostrata l'esistenza del suo dio.

Le citazioni di Aristotele prima e di Marco Polo dopo, sono assurte a pilastri indistruttibili per sorreggere il romanzo del cane leggendario pieno di superlativi al quale si deve devozione ed ogni altra razza canina deve perfino l'esistenza. Questo nel tempo ha inevitabilmente provocato alcuni malumori, appassionati di altre razze hanno voluto mettere in discussione la primigenia del Molosso Tibetano, sono fiorite teorie diverse sull'evoluzione e la distribuzione dei cani di tipo molossoide nel mondo occidentale, ma sempre senza alcuna prova certa a suffragarle.

Solo recentemente ci è venuta in aiuto la scienza con lo studio della genetica molecolare ed in particolare del DNA mitocondriale applicata al Mastino Tibetano. Il risultato di queste prime ricerche ha confermato tutti i secoli di tradizioni e convinzioni, ricollocando il Mastino Tibetano al vertice evolutivo di tutti grandi cani ed in particolare dei cani di tipo molossoide, con buona pace delle figure antagoniste.

Ma l'analisi genetica applicata al Mastino Tibetano in diverse università, soprattutto orientali, sta fornendo anche validi strumenti per conoscere più a fondo la razza, non solo il suo percorso evolutivo ma anche la sua storia recente, aiutandoci ad evitare errori che possano compromettere la conservazione del suo prezioso ed antichissimo DNA.