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Molosso del Tibet originale

tibetan mastiff colors

Fulvo e Nero focato. Esemplari del centro Amdo Khyi

Valore simbolico dei colori del Mastino Tibetano

di Manfredi Picca

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In riferimento ai colori del Mastino Tibetano, l'attuale standard della Federazione Cinologica Internazionale cita:

Nero intenso, con o senza focature; blu, con o senza focature; gold (fulvo) in tonalità dal miele fino al rosso, con o senza carbonature. Tutti i colori devono essere il più puri possibili.

Il bianco non è in elenco e quindi,  di fatto, non viene riconosciuto tra le colorazioni tipiche della razza. Ad oggi, tra i 4 standard mondiali del Do Khyi (leggi), unicamente in quello del China National Kennel Club il bianco è ammesso ed anzi, perfino riconosciuto tra i 4 colori principali del Tibetan Mastiff (insieme al Nero, al Nero Focato e al Giallo/Rosso). Nonostante questo, da sempre i cani bianchi affascinano ed incuriosiscono chi si avvicina al magnifico Molosso Tibetano e si imbatte in qualche rara fotografia di esemplari candidi come la neve. 

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Femmina bianca importata dal Tibet dal centro Amdo Khyi

Il  colore bianco è strettamente connesso con il Tibet dove gli viene riservato un valore simbolico importante:  bianca è la tonalità dell'alba e della chiara luce e rappresenta la perfezione spirituale e  la completa purezza mentale. Per comprendere la sua rilevanza è bastevole fare una rapida escursione nei costumi e nell'ambiente della gente tibetana, un popolo che da sempre vive tra le argentee vette innevate ad altitudini dalle quali sembra di poter sfiorare con un dito il bianco delle nuvole. Il bianco delle greggi colora le immense vallate ai margini dell'altopiano, il bianco del burro e dello yogurt di yak rallegra la tavola, il bianco delle giacche rivestite di pelliccia di montone e dei cappelli di feltro che coprono il capo, colora uomini e donne.  Bianco è anche il Kata (o Khatak), la sciarpa di seta  simbolo di purezza e di compassione offerta in segno di devozione alle statue del Buddha ed alle immagini  dei lama, ma anche come semplice saluto per gli ospiti graditi. Bianchi sono i Leoni delle nevi, animali mitologici strettamente connessi con il Mastino del Tibet, presenti  nella bandiera tibetana e che, normalmente raffigurati in 4 coppie, rappresentano gli otto principali Bodhisattva. E bianco è anche uno dei due principali colori del loto stilizzato su cui spesso siede il Buddha, il Padma dkapo. Nei matrimoni è usuale cavalcare un destriero bianco, mentre gli stessi tibetani si chiamano tra loro con la formula "ao ge er wu" (tibetani bianchi). Il colore bianco suscita emozioni profonde tra il popolo del Tibet e simboleggia la fortuna, la felicità, la purezza ma anche un ideale, un successo, la prosperità. È intuibile quindi, quanto il Mastino bianco fosse apprezzato in patria, considerato prezioso e di buon auspicio.

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Mastino Tibetano bianco in Cina. Foto M. Picca

E tuttavia il bianco non esiste nel Mastino del Tibet. Non almeno come reale colore. Si tratta piuttosto di un non colore, un'estrema diluizione prodotta probabilmente, da un gene recessivo che impedisce a vari livelli la pigmentazione del manto e della cute. I Mastini Tibetani bianchi  infatti, hanno  sempre il tartufo depigmentato (rosa), mentre il pelo spesso presenta lievi traccie della colorazione effettiva diluita. Gli occhi invece tendono a mantenere un normale pigmento. Questi cani non sono  albini e non hanno quindi problemi di salute connessi all'esposizione ai raggi solari, e tanto meno sordità o problemi di vista. Il gene responsabile di questa diluizione è recessivo ed ha effetto unicamente sulla feomelanina (quindi tutti i mastini bianchi hanno un mantello di base fulvo/rosso, mai nero). Il fattore autosomico che dona occasionalmente al Molosso del Tibet il colore bianco del manto, è presente  solo in alcune famiglie geografiche distribuite in particolare nelle prefetture autonome di Yushu, Guoluo e Haibei, e in alcune zone della così detta area Hequ Non esiste negli altri gruppi di Do Khyi, e tanto meno nei cani delle linee di fondazione  dell'allevamento occidentale provenienti dall'Himalaya nepalese, tra i quali infatti, in oltre 40 anni di allevamento e selezione, non  è mai occasionalmente nato un Mastino Tibetano di colore bianco.

Non riconoscere questa mutazione da parte della Federazione Cinologica Internazionale potrebbe sembrare una forzatura, una negazione della sua esistenza di fatto e quindi anche del riconoscimento che gli stessi tibetani danno ai loro cani candidi. In realtà  in Occidente la questione del bianco non si è mai seriamente posta, essendo sempre mancati cani di questo colore-non colore. Qualora il problema  si dovesse porre, andrebbe prima di tutto compreso fino a che punto sia possibile accoppiare due esemplari omozigoti senza incorrere nel rischio dell'albinismo effettivo, con effetti compromettenti sulla salute dei singoli cani.

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Femmina rossa importata dal Tibet dal centro Amdo Khyi

Amdo Khyi si sta attivamente occupando della ricerca genetica e dell'importazione di esemplari bianchi di tipo migliore, puri e sani.  

Molto  apprezzati in Tibet sono i Mastini di colore rosso intenso, mogano, chiamato anche rosso Kesa (la Kesa o Kasaya è la tunica tipica dei monaci buddhisti tibetani). Gli esemplari di questo colore sono rari e, secondo la tradizione tibetana, solo le persone di alto rango potevano possederli; per questo era più facile osservarli nelle dimore dei ricchi feudatari o nei monasteri piuttosto che negli accampamenti dei pastori nomadi. 

Il rosso è un colore sacro fin dalle origini della civiltà tibetana. Nel Buddismo tantrico il simbolismo del colore rosso rappresenta i doni della pratica e della saggezza e quindi il controllo, il potere su se stessi. Rosso è anche il kamala, la seconda stilizzazione del fiore di loto, che simboleggia la natura originaria, la purezza del cuore, la compassione, l’amore. Rosso è Amitabha, il Buddha della luce infinita.  E rosso è il corallo, simbolo della  natura eterna, della forma e della flessibilità della forma stessa, poiché è figlio del mare ma le sue radici sono ancorate nella roccia e quindi alla terra. Il corallo rosso è uno dei 5 materiali sacri nella cultura tibetana e probabilmente il più importante ed apprezzato dalla popolazione poiché considerato anche un amuleto contro gli spiriti malvagi e il malocchio. 

Sempre per questa sacralità e forte protezione dal maligno attribuita al colore rosso, la quasi totalità dei monasteri tibetani e degli edifici sacri sono dipinti in questa gradazione cromatica.  

Rosso è anche il Kekhor, il tipico collare di pelo di yak con il quale i tibetani bardano i loro  Mastini, a dimostrazione dell'importanza che attribuiscono a questi cani sacri. 

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Cuccioli fulvi

Diluendo di intensità, il rosso può arrivare fino al color oro, il gold o paglierino. Molto apprezzati, questi cani nella varietà a pelo lungo sono quelli che più richiamano l'aspetto del leone.

Insieme al rosso, il giallo è il colore con il più alto valore simbolico in Tibet, presente nella  bandiera tibetana oltre che in quella della religione buddhista universale. Ed infatti è il colore della tuniche e dei cappelli dei monaci  tibetani della scuola Gelupa della quale fanno parte i più importanti Lama reincarnati a partire dal Dalai Lama e dal Panchen Lama. Il giallo è il colore della luce e quindi dell'illuminazione. Ed è il colore dell'insegnamento del Buddha Shakyamuni, della Via di mezzo lontana da qualsiasi estremo. Giallo è anche il colore della rinuncia, dell’umiltà, perché è lo stesso colore che in passato identificava gli abiti dei criminali arrestati ed il Buddha Gautama lo scelse appositamente per esprimere la sua separazione dalla società materialista. Ed ancora è il colore del Buddha Ratnasambhava che trasforma l'orgoglio in saggezza. E' anche il colore del nutrimento spirituale, poiché lo stesso colore dell'orzo e dello tsampa (principali alimenti del Tibet) . 

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Esemplare nero focato del centro Amdo Khyi

Il colore più diffuso nel Mastino Tibetano è il nero focato chiamato Jiama. Le focature possono avere una diversa intensità, da un fulvo chiarissimo, quasi bianco, fino ad un rosso intenso, mogano, marrone. 

Esistono anche esemplari integralmente neri detti Dongma, diffusi principalmente nella zona delle valli dell'U-Tsang e molto meno frequenti in altre aree del Tibet. 

Il nero fa parte dei 6 colori fondamentali della simbolismo buddhista, rappresenta l'oscurità primordiale, un luogo invisibile accompagnato da un suono inudibile. Quindi il nero è l'ombra che nasconde e che precede le meraviglie della creazione. Meraviglie che possono divenire manifeste e percepibili solo attraverso il progressivo rallentamento delle vibrazioni: il buio si trasforma in  luce, le ombre diventano colori, i colori creano il suono e il suono genera la forma. Essenzialmente il nero simboleggia la trasformazione dell'odio in compassione. 

Il nero è un tono cromatico costante nei paesaggi del Tibet perché è il colore dello Yak principale fonte di sostentamento del popolo tibetano, che in mandrie di centinaia di individui, abita le immense vallate nelle diverse regioni del Paese delle Nevi. E nere sono anche le Ba, le tipiche tende di pelo di Yak che costituiscono l'alloggio vitale per la popolazione nomade.